Due passi in libreria

Passeggiare è la miglior fonte d’ispirazione. Il fisico è attivo ma non fatica, siamo abbastanza isolati per riflettere, ma nel frattempo circondati da infiniti stimoli. Per raccoglierli tutti vorrei una macchina che registra i pensieri, o almeno esser capace di registrare i miei appunti come l’agente Cooper, e senza sentirmi ridicola. Un taccuino può servire a molto, ma al massimo in treno: mentre si cammina è poco pratico.
In città una mia passione è infilarmi nelle librerie. Non nelle biblioteche, perché per me il rapporto con il libro è sempre stato fisico, di seduzione e di possesso. Ho sempre vissuto in case piene di libri, mi sento a mio agio quando ne sono materialmente circondata, posso toccarli e sentirli miei. La biblioteca generalista mi lascia più fredda, quella specialistica è uno strumento di studio e consultazione preziosissimo, più che un vero amore. La libreria è invece il luogo della tentazione, dell’adrenalina, dove scorro i titoli e le offerte istigando e domando il demone dell’acquisto compulsivo. Sono solo una povera giornalista e studiosa spiantata: vade retro, bollino di sconto sulla saggistica Adelphi e Feltrinelli! Canfora, Cantarella, Kerenyi, non guardatemi così! Non ammiccate come sirene dai banchi delle promozioni! Per fortuna mi volto e dall’altro lato stanno placidi tutti i libri che non seducono, ma titillano altri istinti, mi fanno l’effetto di Allevi e Bocelli posizionati nella sezione classica da Ricordi, mi fanno pensare a tutte le idee nate per scherzo e scartate come stupide che invece qualcuno ha pubblicato e con cui ha fatto fortuna. Oppure alla vendita di fumo che magari l’ordine alfabetico, o editoriale, o chissà cos’altro ha voluto a pochi metri da Platone. Leggo i titoli demenziali di Jodorowsky, mentre curioso fra i canfora sento una signorina che chiede Castaneda. Sussulto, ricordo un gioiellino satirico pubblicato da Topolino qualche anno fa (Paperina fanatica dei libri di tale Castañada che si chiede se quello che ha in mano non sia per caso un papero convinto d’essere un pompelmo, o se loro stessi non siano pompelmi convinti d’essere paperi). Poi mi carico d’adrenalina e di forza per tornare a casa a lavorare: ad una spinta ne consegue una uguale e contraria, lo sdegno mi fa reagire, i richiami voluttuosi dei libri che vorrei mi ispirano a guardare in alto.

Avrei dovuto dare un’occhiata per il dentifricio e il detersivo della lavatrice. L’ho dimenticato.

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Una risposta a “Due passi in libreria

  1. Mi piace molto. Mi sono ritrovata tra gli scaffali di una libreria.

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