Rudner e Baglini a Bologna

Arnold_Schoenberg_'The_Red_Look'_-_Kandinsky_1910Più di Rachmaninov poté… Rudner
servizio di Roberta Pedrotti

BOLOGNA – Parte senza slancio ma si riprende in un gran finale il terzo concerto della stagione sinfonica del Comunale di Bologna, diretto da Ola Rudner. L’aperitivo, è il Cantus in memory of Benjamin Britten di Arvo Pärt, omaggio al terzo incomodo fra Verdi e Wagner, avendo avuto Britten l’ardire – non improvvido, data la vocazione teatralissima dell’inglese – di nascere esattamente un secolo dopo i due titani ottocenteschi, e di condividerne dunque le celebrazioni centenarie. Alla sua morte, a soli sessantatré anni,  Pärt lo celebra con la dedica di un brano breve ma profondamente elaborato, un canone studiato su elementi diatonici semplicissimi combinati con scientifica precisione intorno al rintocco di una campana. Apparentemente l’omaggio risiede proprio nell’elegia sviluppata attorno al suono funebre, ma il ricordo di Britten poeta dell’armonia, virtuoso della politonalità, come di luminosissime melodie tonali e diatoniche (come non ricordare, in contrasto, i diabolici melismi cromatici di Peter Quint e il canto solare di Billy Budd, “King of birds”?), rende ben più profondo l’atto di  Pärt, che se anche non conobbe mai l’autore del Peter Grimesnon poté sottrarsi alla sua influenza. La scienza compositiva e l’idea stessa del titolo Cantus, che torna a nobilitare, anche se senza voci, l’esperienza del melos tanto cara a Britten ne fanno una celebrazione perfetta, ancor più nella bella interpretazione offerta da Rudner con un’orchestra chiara e precisissima.
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