Lumezzane-Brescia-Bologna 4 febbraio 2013

Dalla casa bresciana con la famiglia alla casa bolognese del mio amore, galeotto questa volta è il Macbeth al Comunale.

i-generation Prima di prendere il treno accompagno mio padre per uffici. A uno sportello una giovane donna ha posizionato come segnaposto il pargoletto di quattro anni circa appollaiato su una sedia. Abbandono e sfruttamento di minore? Il piccolo senza scomporsi gioca con l’i-phone della mamma: deve collocare elementi colorati (una pinna, una branchia…) sulla sagoma di un pesciolino grigio. La pinna si fermerà solo sul contorno della pinna giusta, il gioco sarà finito solo quando il ditino del bimbo avrà spinto tutti i componenti dove il programmatore ha previsto che debbano andare a finire. Plin. Plin. Plin. Ma se volesse colorare il mare di giallo, fare una pinna rosa e una verde, ignorare un contorno e inventare altre forme non potrebbe. Non potrebbe forzare il pezzo del puzzle per incastrarlo dove gli pare o escogitare sistemi per far passare la formina tonda dal buco quadrato, quella triangolare nel passaggio esagonale. Non voglio essere nostalgica e nemica del progresso: anche un gioco elettronico può essere creativo se ben pensato. Quel che non si può fare, quale che sia lo strumento, è delegare passivamente il contatto fisico, la manualità e la fantasia. Se volete, fatelo da adulti tastando un touch screen, ma lasciate ai bambini i lego, la palla di pongo multicolore (alla fine un impiastro marrone grigiastro impiastrato di polvere e anche unticcio, spesso immortale, capace di riprodursi negli angoli più disparati della casa), le tempere, il pallone, i giochi da tavolo da reinterpretare liberamente con personalissime avventure. Rileggiamo un po’ Gianni Rodari, la Grammatica della fantasia o le fiabe con motociclisti e bambole a transistor!

Orari e coincidenze. Il sito di Trenitalia dà di default la selezione delle sole frecce, bisogna ricordarsi di cercare fra tutti i treni. E di prestare attenzione, non subire gli orari proposti ma manipolare il sistema per trovare le nostre coincidenze. Sembra una sciocchezza, ma come giudicate una biglietteria automatica che, sempre destinazione Parma, accanto a un viaggio in regionale della durata di un’ora e cinquanta per circa sette euro te ne offre uno in freccia via Milano di due ore e mezza per oltre trentanove euro? Vorrei sapere chi l’ha impostata se credeva veramente che qualcuno avrebbe preso la freccia!

Lettura in treno La valigia è pesante, il tempo so che non sarà molto, qualche libro ce l’ho già a Bologna. Non ne porto con me nei miei bagagli, ma in edicola acquisto, come ogni mese dall’estate del 1994, una rivista patinata. Una volta era indispensabile comprare qualche testata specializzata per tenersi aggiornati, oggi è più che altro abitudine e informazione professionale (non tanto sugli eventi in sé, ma su chi scrive cosa, su chi promuove e come diverse iniziative). Sono abituata a qualche refuso: è umano, a chi non è mai capitato? Però con il tempo si son fatti sempre più frequenti, con parole ripetute, scherzi del correttore automatico, frasi pasticciate. Fino a che non si è passato il segno, almeno per me: quel che posso tollerare in una recensione tradotta da un collaboratore straniero è molto più di quanto mi aspetterei formalmente dall’approfondimento di un noto vociologo italiano, ma nemmeno dall’ultimo cronista tedesco che si arrangi con google traslate potrei accettare di leggere per otto volte in trentacinque righe “Falsetto” in luogo di Falstaff, di veder sostituito Giuseppe Valdengo con Giuseppe “Valdese”, di leggere frasi di questa fatta:

Per questo nel nostro scritto il lettore non troverà traccia né di Mariano Stabile né di Giuseppe Valdese, per i quali potremmo rifarci solo a delle fotografie o al ricordo, senza però decadenza dei tempi, ma anche per cantare la gioia di sbottonarsi al sole bevendo un po’ di vino. […]

Questa definizione, che lega Falsetto a Chicchi, ma anche a Missali e a Parlamento gli nega quella grandezza che Quickly stessa gli riconosce, raccontandone la morte.

Tutto questo solo in trentacinque righe. Ho chiuso la rivista e ho pensato che quello sarebbe stato l’ultimo numero che avrei comprato. Non entro nel merito dei contenuti, non leggo qualcosa per trovare la replica del mio pensiero. Entro nel merito concreto di un prodotto che io acquisto e da cui richiedo un minimo di cura nella realizzazione. I correttori di bozze costano, ma nemmeno io ho in casa una piantina che mi eroga spontaneamente €6.80 al mese, e anche se fosse ho spazio limitato e mi spiace per gli alberi sacrificati. Se i redattori non ritengono che valga la pena di rileggere una rivista quando la compongono per la stampa, nemmeno io ritengo valga la pena di acquistarla. Perché do un valore al lavoro di chi scrive.

Fuori dal treno. Dal finestrino, riposta la rivista, nei campi della pianura padana, ecco un airone bianco, bellissimo. Un’affusolata curva candida spicca dal terreno. Più avanti una lepre, quasi mimetizzata, si aggira nei campi a riposo sotto il primo sole di febbraio. Poi un falco vola basso, forse cerca topolini. Musica nelle orecchie e la Natura che mi esplode davanti, anche fra binari, case, strade.

Playlist. Riposta la rivista attacco il lettore mp3 del cellulare. Che cosa meravigliosa i files senza nome che il software ti propone con un ordine tutto suo, foriero di callidae iuncturae! Trovo subito I lombardi alla prima crociata: bene, siamo in anno verdiano. Ascolto i primi due atti, poi si passa a pregare troppo rispetto a quanto ci si lanci in cabalette e passo più rapida. Le cose sensate Giselda le ha già dette (impedisce di giustiziare un assassino esclamando “Deh non crescer delitto a delitto” e si fa additare come “Empia, sacrilega” quando rimprovera i crociati perché massacrano una popolazione con il solo torto di risiedere là dove era nato un certo tizio che “sol di pace scese a parlar”). La musica estatica non si addice al treno, meglio le battaglie e le tinte forti. E cosa c’è di più torbido e intrigante di Lucrezia Borgia, che gentilmente il lettore mi ammanisce nella mia edizione preferita (Devia, Pertusi, Alvarez già arbitrario ma ancor giovane e coinvolgente, Barcellona, Palumbo, Milano 2002)? Lucrezia Borgia cubista, in realtà, perché dopo il prologo le tracce di mescolano allegramente. Niente di meglio frattanto, che affiancare Il vitello dai piedi di balsa al canto alla luna di Rusalka? Gretche am Spinnrade e La vendetta del fantasma formaggino (che capolavoro di scomposizioni e ricomposizioni!) e infine Ermione (Antonacci, Blake, Merritt, Scalchi, Pidò, Roma 1991, altro capolavoro). Amo la mia playlist, ormai la stessa da anni, fida compagna di viaggio. L’unico problema è che fa spesso venir voglia di cantare e non sta bene, non conviene.

Sono una melomane atipica. Giunta a Bologna (treno in anticipo di dieci minuti!) passo davanti a un’edicola, vedo esposto il dvd di un concerto Freni – Ghiaurov a poco prezzo e con programma non banale. Non lo acquisto. Non riesco a soffrire di bulimia musicale, anche se convivo regolarmente e felicemente con la musica come con l’aria che spiro. Ma a volte un po’ di sottrazione fa bene.

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Una risposta a “Lumezzane-Brescia-Bologna 4 febbraio 2013

  1. Greetings! Very helpful advice in this particular article!

    It’s the little changes that produce the greatest changes. Thanks a lot for sharing!

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