Macbeth a Bologna

Arnold_Schoenberg_'The_Red_Look'_-_Kandinsky_1910Sacrificato l’aspetto ctonio del Macbeth

servizio di Roberta Pedrotti

BOLOGNA – Chiuso il 2012 con Il trovatore, il Comunale di Bologna apre la stagione 2013 con Macbeth, sigillando così la celebrazione del bicentenario verdiano (onorato anche da Nabucco, il prossimo autunno), mentre l’antica vocazione wagneriana cittadina troverà compimento con il prossimo Fliegende Holländer e quindi nell’inaugurazione della stagione 2014, con la nuova produzione di Parsifal. Siamo anche nel duecentocinquantesimo anniversario della fondazione del teatro e, in tal senso, non poteva darsi festeggiamento migliore di quello tributato dall’altissima partecipazione a tutte le recite. Da tempo non si vedeva il Comunale esaurito come per questo Macbeth, con il loggione virtualmente esaurito già alle sei e dieci del mattino (è vero che per questioni tecniche di regia i posti disponibili erano sensibilmente ridotti, ma le persone in coda anche per i – pochissimi – last minute rimasti erano tante che certamente la sala si sarebbe riempita anche a piena capienza): ottimo segno, che speriamo confermi un’inversione di tendenza per una città che aveva sofferto negli ultimi anni un triste calo d’affezione del pubblico. Due e in un certo senso opposti i motivi principali d’attrazione dello spettacolo, che vedeva da una parte il ritorno in Italia di Jennifer Larmore (assente dalle nostre scene, se si escludono concerti come quello recente a Stresa, da quasi tre lustri), dall’altra il nuovo allestimento di Bob Wilson. L’interesse è stato dunque vivace sia da parte dei melomani, sia da parte degli amanti del teatro contemporaneo e dell’avanguardia artistica. Un’operazione perfetta dal punto di vista mediatico, anche se il risultato è stato interlocutorio sotto diversi punti di vista, non sorprendente ma pur sempre di stimolo alla riflessione.
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