Roberto Abbado a Bologna con Britten, Lutoslawski e Dvorak

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Abbado rapito Dal Nuovo Mondo!

servizio di Roberta Pedrotti

BOLOGNA – La stagione sinfonica del Teatro Comunale di Bologna mantiene un ottimo livello medio, dimostra una solida tenuta e crescita dei suoi complessi (davvero sembra sentire un’altra orchestra rispetto a quella che si presentava a Pesaro una decina d’anni fa e il cambiamento è tutto in positivo), una scelta generalmente interessante dei direttori e soprattutto dei programmi. Caratteristica curiosa e pressoché costante sembra però essere uno scarto esecutivo più o meno pronunciato fra la prima parte e la seconda, sovente più stimolante, talvolta perfino sorprendente o entusiasmante.
Non ha fatto eccezione il concerto diretto da Roberto Abbado il 15 febbraio 2013, apertosi comunque con l’interessantissima abbinata fra due splendide pagine per voce di tenore, la Serenata op.31 di Britten e le Paroles tissées di Witold Lutoslawski (1913-1994). I brani non sono uniti solo dalla comune ricorrenza del centenario della nascita dei rispettivi autori, ma anche dalla destinazione per un medesimo creatore, Peter Pears. La coincidenza accomuna le partiture, che, pur nella diversità, esigono un interprete che sia poeta, artista, intellettuale, capace di leggere ed evocare il vago leopardiano, il simbolico, il sottinteso. In entrambi i casi la ringkomposition sospende in un tempo mitico una scelta di testi che è, nel caso di Britten, assai eterogenea, dalla tradizione anonima del XV secolo all’età elisabettiana di Ben Jonson, il XVIII secolo di Charles Cotton e poi il trascolorare di neoclassicismo in romanticismo di Blake e Keats e il pieno Ottocento di Alfred Tennyson, accostati per temi, senza rigore cronologico, bensì componendo in sei momenti un quadro pastorale velato di malinconia e nostalgia anche nello slancio vitale apparentemente gioioso dell’inno a Diana cacciatrice. Il corno, con le sue arcane armonie naturali, inusitate all’orecchio avvezzo alla tonalità classica e alle sue derivazioni e destrutturazioni recenziori, chiude il cerchio descritto con meditata grazia arcadica dalla voce del tenore. LEGGI IL SEGUITO A QUESTO LINK

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