La traviata a Torino

Arnold_Schoenberg_'The_Red_Look'_-_Kandinsky_1910Successo senza sorprese per Traviata
di servizio di Roberta Pedrotti

TORINO – Il teatro è una sorta di tempio laico, il luogo d’incontro e di condivisione di una comunità che ormai non è più solo cittadina. Il teatro deve accogliere e abbracciare tutto il pubblico, senza distinzioni, perché si realizzi la comunione simpatetica fra rappresentazione e uditorio, perché l’esperienza sia completa. Al teatro Regio di Torino si sta bene, la grande cavea è circondata da spazi comuni ampi e luminosi, perfettamente democratici, l’atmosfera è serena e cordiale, l’organizzazione seria ma non seriosa, rigorosa ma non rigida. Così si torna sempre volentieri anche per la ripresa di uno spettacolo di repertorio come La traviata nata nel 2009 in coproduzione con Santa Fe in vista anche di una tournée giapponese e si scoprono preziosi dettagli di una proposta che non è un semplice riempitivo di stagione, ma è studiata in tutti i dettagli senza rinunciare alla qualità. Pazienza, dunque, se lo spettacolo di Laurent Pelly non ci entusiasma come non entusiasmò tre stagioni fa. La recitazione dei singoli e del coro, soprattutto, non sembra curata ed efficace come si vorrebbe, risultando piuttosto statica o convenzionale, quasi accontentandosi d’aver progettato una scena (di Chantal Thomas) che ricava gli spazi intimi o festivi fra lugubri cubi marmorei e suggestioni cimiteriali; se pure tutto quel che concerne il funerale e la sepoltura ha un ruolo centrale nel romanzo e nel mito della Signora delle camelie, l’intuizione avrebbe potuto esser meglio sviluppata. LEGGI IL SEGUITO A QUESTO LINK

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