Il Corsaro in DVD

Dvd_UnGiornoDiRegnoGiuseppe Verdi  Il corsaro
Ribeiro, Lungu, Dalla Benetta, Salsi
direttore Carlo Montanaro, regia Lamberto Puggelli
Teatro Verdi Busseto, rec. 19/21 ottobre 2008 – Collana TuttoVerdi – DVD Unitel Classica 722408, 2012
Il libretto d’accompagnamento del DVD recita testualmente “Recorded live at the Teatro Regio di Parma”, ma eravamo al minuscolo Verdi di Busseto, come oltre alla memoria diretta di quelle recite dell’ottobre 2008 testimoniano le immagini inequivocabili della cittadina emiliana e del suo teatro. Sicuramente un minimo di attenzione editoriale in più non avrebbe gustato, a maggior ragione se si pensa che proprio la collocazione bussetana costituì la principale ragione del successo di questa produzione.
L’allestimento di Lamberto Puggelli è bello e coinvolgente, curatissimo nelle scene di battaglia (ignorato dai crediti del DVD il maestro d’armi Renzo Musumeci Greco), suggestivo nella sua ambientazione sul ponte di una nave, fra alberi e sartie, vele bianche per i cristiani e rosse per i musulmani. Le distanze ravvicinate, se qualcosa sacrificano in termini di spazio scenico e di resa acustica, favoriscono comunque  l’incomparabile sensazione di essere immersi nell’azione, di condividere con i personaggi ogni minimo sguardo e moto dell’anima. Verdi, insomma, non aveva tutti i torti a non approvare la realizzazione di questa sala – per quanto nella provincia italiana non manchino altri gioielli di dimensioni simili – ma d’altro canto l’opera costretta in tali spazi angusti conserva un suo fascino peculiare difficile da negare. Che poi, esistendo già una testimonianza video della stessa produzione registrata a Parma nel 2004 con altri interpreti e direttore, si sentisse la mancanza di questa pubblicazione al di là della volontà di completare una collana con nuove uscite di tutti i titoli verdiani per l’appuntamento del bicentenario.
Resta poco da dire, infatti, una volta riaffermato che regia, scene e costumi sono belli, di gusto e valorizzano perfettamente il sapore romanzesco dell’agile libretto di Piave, il passo incalzante e avvincente di una partitura forse sottovalutata, ma come ogni tappa del cammino verdiano segnata da una cifra drammaturgica distinta e definita in continua evoluzione e perfetta simbiosi con il soggetto prescelto.
Piace il Seid di Luca Salsi, che ha una voce bella e ricca ben piegata alla protervia del pascià, senza quei compiacimenti in cui talora, oggi, ci pare indulgere. La sua è la prova più rilevante e conferma come le qualità del baritono parmigiano siano naturalmente versate a questo repertorio e che dall’ottima partenza si sarebbe solo auspicato un continuo affinamento dello stile e del fraseggio. Il resto è comunque di livello inferiore e anche Irina Lungu, che di recente ha offerto prove ben più apprezzabili, appare musicalmente quasi goffa, a disagio nei melismi evanescenti di Medora, cui pure potrebbe prestare un timbro e una figura suggestivi. Silvia Dalla Benetta è una Gulnara temperamentosa, ma penalizzata da vibrato e suoni taglienti. Quanto al protagonista, Bruno Ribeiro aveva sortito un buon effetto dal vivo, proprio in virtù delle condizioni particolari della rappresentazione, nella quale aveva il suo peso anche la figura giovane e credibile, ma per giustificare l’incisione manca all’interprete quel senso della frase musicale e della parola che dovrebbe essere conditio sine qua non per un’interpretazione verdiana degna di nota. Voce di per sé di volume modesto, commisurata comunque all’acustica del teatro di Busseto, per risolvere il personaggio lavora evidentemente molto sulla punta e la proiezione, senza però trovare parimenti nell’emissione la solidità per poter variare la dinamica e i colori come sarebbe opportuno, risultando infine piuttosto monocorde. Funzionali le parti di fianco (Gregory Bonfatti, Angelo Villari e Andrea Papi, ritrovato nei panni di Giovanni dopo gli esordi, giovanissimo, in ruoli protagonistici) e sempre a posto il coro. Corretta ma senza particolare ispirazione la direzione di Carlo Montanaro.
La regia video di Tiziano Mancini è, come d’abitudine, d’alto livello professionale e serve a dovere lo spettacolo. I sottotitoli sono in italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo, cinese, coreano e giapponese. Al di là della svista sul luogo della rappresentazione, si apprezza sempre nel libretto la dettagliatissima lista delle tracce, mentre le note di Anselm Gerhard sono un po’ troppo sbrigative, per esempio quando citano vagamente le “situazioni simili nella Forza del destino”, che francamente ci sfuggono, se si esclude il suicidio del tenore dopo la morte dell’amata come nella versione di S.Pietroburgo.

Pubblicato il 13 aprile 2013 da Gli amici della musica

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