La gazza ladra dal Rossini Opera Festival al CD

La gazza ladra semiseria

recensione di Roberta Pedrotti

130502_CD La gazza ladraGioachino Rossini  La gazza ladra
Cantarero, Korchak, Pertusi, Esposito, Bordogna, Custer, Papatheologou, Cifolelli, direttore Lu Jia
Rossini Opera Festival 2007 – 3 CD Dynamic 567/1-3, 2013
Questa produzione della Gazza ladra passò alla storia soprattutto per la magnifica messa in scena che,  sciogliendo il nodo di una drammaturgia assai difficile da leggere letteralmente, impose all’attenzione generale il talento formidabile di Damiano Michieletto. Ma non è solo questo e la riproposta della Dynamic, cui già dobbiamo la pubblicazione in DVD, del cofanetto audio permette di soffermarci nuovamente sui valori di quest’opera, che resta fra le maggiori rossiniane, benché la sua universale popolarità rimanga per lo più legata alla sola sinfonia. Sicuramente il numero e la difficoltà delle parti principali non ha favorito la sua diffusione, ma l’ostacolo principale alla permanenza in repertorio che un capolavoro come questo avrebbe meritato viene dal tramontare del genere dell’opera semiseria. Genere borghese che con il procedere del secolo diciannovesimo sarà soppiantata dal melodramma romantico nei favori della classe egemone, la quale si troverà ben più a suo agio nel vedere la commistione dei generi alla maniera di Hugo o di certo Shakespeare, con il contrasto fra tragico e grottesco, o brillante di Lucrezia BorgiaRigoletto o Un ballo in maschera mentre passava di moda il mezzo carattere di questi piccoli drammi a lieto fine, fra castelli cavallereschi o servette e fittavoli, spesso con eroi ed eroine condannati a morte, ma anche accompagnati da bassi buffi o giovinetti en travesti. In effetti, nel suo realismo, l’opera semiseria è opera altamente politica e non stupisce che dalla sua costola popolare tedesca, il singspiel, sia sorto il simbolo stesso dell’ideale politico in musica, Fidelio. Anche la serva Ninetta – che amoreggia con il padroncino fra gli sguardi severi della padrona e quelli condiscendenti del padrone, che nasconde il padre disertore (con giusta causa) mentre fronteggia le insidie di un notabile che abusa del suo potere e rischia la vita per una falsa accusa e un processo sommario – non è certo figura politicamente di poco conto e le tensioni sociali, la concretezza economica, soprusi e abusi si potere a vari livelli, per quanto risolti infine da un governo provvidenzialmente illuminato, sono dipinti con un realismo e un’efficacia che è difficile accostare ad altri testi apparentemente più seri e audaci. Per traghettare questi contenuti attraverso la diffidenza moderna che suscita tanta severità per una semplice posata rubata e per la campagna apparentemente idilliaca dove i nomi son tutti diminutivi e i cognomi suonano Vingradito o Villabella, ben fece Michieletto a trasformare il mondo della Gazza ladra in un sogno che si fa incubo e percorso quasi iniziatico. Ora, al solo ascolto si continua ad apprezzare il capolavoro, per quanto, da un allestimento nel complesso perfettamente omogeneo, emergano ora distintamente soprattutto le prove di Michele Pertusi e Alex Esposito. Possibile immaginare un Podestà più perfido, insinuante, inesorabile e autentico di quello del basso parmigiano? La doppiezza ipocrita del potente mistificatore che mentre sostituisce nel verbale “smarrito” con “rubato” zittisce le proteste dei sottoposti affermando che “vuol dir lo stesso” varrebbe da sola tutta una costruzione straordinaria del personaggio, che mente sfacciatamente sapendo di mentire e non rinuncia a nessuna sopraffazione salvo poi mostrarsi vile e codardo nei momenti di difficoltà. E sa, poi, calibrare la perfidia del libertino con l’ironia di chi non è, comunque, attore di una fosca tragedia, ma di un dramma realistico non privo di momenti leggeri. Sulla perfezione assoluta del canto non ci sarebbe nemmeno da ripetersi: ogni sfumatura espressiva di Pertusi è sempre un colore nella voce, un’intenzione nel legato, un accento nella coloratura. Esposito è più rude, irruente, buon soldato che si ribella alle angherie del superiore e si trova condannato per diserzione a sola causa dell’amore per la figlia. Anche in questo caso abbiamo la prova di un artista di rango che, incontrando a Pesaro il suo primo grande ruolo, coglie una caratterizzazione personale ed efficace sotto tutti i punti di vista, con un vertice nell’aria del secondo atto “Accusata di furto?”. Di Mariola Cantarero spiace invece qualche suono un po’ asprigno e una coloratura non sempre fluidissima, pur in una lettura di Ninetta nel complesso ben compiuta, così come l’onesto Giannetto di Dmitri Korchak nasaleggia un tantino senza conferire al canto il mordente che auspicheremmo. La voce di Manuela Custer bella non è, e Pippo sembra forse troppo basso per lei in certe frasi, ma l’artista c’è, la musicista anche e il personaggio emerge a dovere. Così come si distingue nel ruolo relativamente marginale di Fabrizio Vingradito il giovane Paolo Bordogna, nel 2007 ancora in via di maturazione vocale, ma sempre ottimo fraseggiatore. Kleopatra Papatheologou è una efficace Lucia, anche se il vibrato può infastidire, e tutti i comprimari se la cavano bene. Stefan Cifolelli non sarà un gran cantante, ma per la parte di caratterista di Isacco è azzeccatissimo; Vittorio Prato, Cosimo Panozzo e Matteo Ferrara fanno buona mostra di sé nelle poche frasi di Giorgio, Antonio ed Ernesto.
Lu Jia sul podio non ci offre illuminazioni superiori, ma conduce bene il complesso, con buona fluidità narrativa, grazie anche alla qualità dell’orchestra Haydn di Bolzano e Trento, che offriva calore, bellezza di suono e precisione alla scrittura rossiniana. Bene anche il coro da camera di Praga, fino a pochi anni fa presenza fissa al ROF. La grafica del CD è impreziosita dalle bellissime fotografie dello spettacolo realizzate da Amati e Bacciardi.

Pubblicato da Gli amici della musica

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