Beatrice di Tenda con la Theodossiou in DVD

Oblio per Beatrice

recensione di Roberta Pedrotti
130502_CD La gazza ladraV.Bellini
Beatrice di Tenda
Theodossiou, Roy, Lo Monaco, Kalmandi
direttore Antonio Pirolli
regia Henning Brockhaus
Teatro Massimo Bellini di Catania, dicembre 2010
DVD Dynamic 33675, 2013
Certe serate sarebbe meglio rimanessero nascoste e venissero dimenticate. Purtroppo la discografia ufficiale non abbonda di edizioni entusiasmanti di Beatrice di Tenda, men che meno in video, ma per ribadire il valore di quest’opera, che meriterebbe maggiore considerazione nel catalogo belliniano, di certo recite come quella andata in scena al Bellini di Catania servono a poco, se non sono addirittura deleterie.
Quando si ascoltano in un DVD sbandamenti d’intonazione come quelli del quintetto del secondo atto, coronato da una vera e propria stecca del soprano, si prova una sorta di imbarazzo: possibile che lo spettacolo fosse tanto catastrofico da non poter assemblare un ascolto più decoroso? E perché dunque inciderlo? Sembra quasi di infierire rendendone conto.
Dimitra Theodossiou, protagonista, scivola fra le note eludendo la coloratura e il legato per rifugiarsi in pianissimi vetrosi e in acuti sempre più prossimi al grido. Nemmeno il temperamento la sorregge come altre volte, esibisce un repertorio di due o tre gesti stereotipati, la dizione risulta confusa, lontana mille miglia dall’unione fra parola e melos fondamentale in Bellini. Arranca la sua rivale José Maria Lo Monaco, avvezza anche a parti di contralto, mentre la scrittura di Agnese vorrebbe decisamente un soprano, anche a dispetto della tradizione che, in quanto seconda donna e quasi un’Eboli in sedicesimo, ha spesso preferito dei mezzi. Il problema non è tanto la tessitura – anzi, permane il dubbio su quale registro sia il suo naturale – ma la tenuta musicale precaria come il sostegno del legato e dell’intonazione e la dizione arruffata, tutti segnali di un’organizzazione da rivedere, probabilmente a partire dal repertorio.
Alejandro Roy, Orombello, stupisce per la generosità della natura che gli consente di emettere acuti facili, ampi e squillanti in un canto così disordinato e tecnicamente affidato all’istinto. Michele Kalmandi gonfia le gote e scurisce il suono senza bisogno spesso e volentieri, sciupando un materiale che potrebbe portare migliori frutti con un metodo che sembra contraddire i principi del belcanto anche quando s’impegna nell’arricchire le riprese con variazioni, volonterose ma inevitabilmente goffe. Sarebbe ammirevole il fatto che Antonio Pirolli dal podio lo stimoli in tal senso, ma su questa base vocale ogni iniziativa risulta destinata al fallimento. Il temperamento del concertatore, in genere più affine a Verdi che non al repertorio precedente, si sposerebbe anche bene all’incedere incalzante di quest’opera. Procede spedito e asseconda il senso di tensione continua di questa drammaturgia asciutta e quasi scabra, fosca lotta di potere mascherata da dramma della gelosia prossimo ad Anna Bolena e Don Carlo: un sovrano che si libera della moglie con una falsa accusa di adulterio per convolare liberamente con un’altra bella dama, la suddetta favorita che amerebbe un altro nobiluomo, preso però da passione per la consorte del signore e dunque denunciato dalla bella, poi pentita. E soprattutto il contrasto fra il duca Visconti e una sposa potente quanto ingombrante, tale da rendere il matrimonio politico una gabbia perfino castrante sulla scacchiera delicata del potere. Bellini non teme tratti ruvidi, che mettono anche in questo caso la prima scena a rischio di letture bandistiche, mentre invece, parente stretta di Rigoletto e Lucrezia Borgia, dipinge con acume la violenza e la sensualità serpeggianti fra i fasti delle corti rinascimentali, non mera cornice, ma teatro di tragedie di grande spessore psicologico e politico. I temi ricorrono e si avvicendano dando alla struttura per numeri chiusi una continuità e una fluidità sorprendenti e incalzanti, che ne fanno anche dal punto di vista formale, e di elaborazione tematica, uno dei lavori più interessanti di Bellini. Peccato che alle prese con questa materia Henning Brockhaus si dimostri decisamente a corto d’ispirazione, divertendosi a proiettare colori e immagini (fino a una risibile madonnina da santino patinato) su un tronco di cono di roccia scura mentre occasionalmente coristi e tersicorei ambosessi roteano sciarpine colorate. Tutto è nero, tranne i costumi delle donne, vivaci ma in abbinamenti di dubbio gusto e in fogge discutibili, soprattutto per il paludamento da vergin vezzosa alla prima comunione della moritura Beatrice, adagiata su una barchetta. Di vera recitazione, di una lettura che vada al di là di qualche generica suggestione (il mondo femminile umano e colorato versus quello maschile insensibile potente e cupo, il peso dell’oppressione che, in modo diverso, incombe su ciascuno) non c’è traccia. Né si salva almeno l’estetica, esattamente come il canto, così mal messo non riesce a esprimere né a dare qualche, seppur esteriore, godimento.
Sarà una sorta di maledizione legata a questa produzione, ma perfino Mariateresa Dellaborra, al solito molto precisa, inciampa in un brutto refuso scrivendo di un “Filippo II dell’Ernani”. Paula maiora canamus.

Pubblicato da Gli amici della musica il 21 maggio 2013

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3 risposte a “Beatrice di Tenda con la Theodossiou in DVD

  1. Vorrei aquistare Beatrice di Tenda con Dimitra Theodossiou ma non sono riuscito a trovarla in nessun negozio… Ne vorrei 2 copie, potete spedirmele contrassegno?

  2. Penso che questa pedrotti mentre guardava questa Beatrice… aveva gli auricolari per ascoltare la pausini…… ahahah

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