Lettera ad Athos

In questi giorni sono poco presente, ma c’è una ragione ben precisa. È in atto un grande cambiamento, sto lavorando a progetti importanti nulla si perde, tutto si rinnova. Sono momenti anche di dolore quelli in cui un’esperienza di ormai quindici anni, che ha così segnato la mia vita, si avvia alla conclusione; tuttavia è più forte lo stimolo a farne tesoro per andare avanti e proseguire la strada intrapresa con risultati sempre migliori.

Lettera aperta ad Athos Tromboni  pubblicata da Gli amici della musica (30 giugno 2013)

Bologna 28 giugno 2013

Caro Athos,

era un pomeriggio di marzo, nel 1998, e avevo preso un tram a Roma per raggiungere l’auditorium di via della Conciliazione, allora sede di S. Cecilia, dove avrei visto la Cantata per Pio IX di Rossini con Devia, Florez, Alberghini e Palacio diretti da Marriner (splendida edizione). All’altezza della piramide Cestia mi domandasti se sapessi quale linea poi passasse da Porta Pia; risposi che ignoravo, non essendo di Roma ma lì per la prima volta per un concerto: anche tu andavi all’auditorium e cominciammo a conversare. Prima di entrare in teatro mi lasciasti il tuo biglietto da visita dicendomi di richiamarti.

Così feci, tornata a casa, e allora mi parlasti della rivista, mi chiedesti se fossi interessata a scrivere, se volessi mandarti degli articoli di prova, perché dalla chiacchierata che avevamo fatto a Roma avevi pensato potessi essere la persona giusta per intraprendere questa attività.

Devo essere sincera? Prima d’allora non avevo mai preso in considerazione la possibilità di diventare critico musicale. Mi era rimasta impressa l’affermazione di Michelangelo Zurletti che, in uno scambio epistolare di qualche anno prima mi aveva detto che lui non andava a vedere ciò che gli piaceva, ma ciò che doveva, che andava dove lo mandavano. Avevo visto allora la critica e il giornalismo come un inaridimento della passione, come un mestiere sterile, invece sentendo le tue parole decisi di provare.

Mi ricordo ancora come se fosse ieri la tua telefonata quando ricevesti mi scritti, mi rivedo lì in piedi, accanto al mobile porta telefono su cui stava ancora un vecchio apparecchio grigio a rotella. Mi dicesti che se Mozart in una vita così breve aveva scritto musica per dei secoli, ti sembrava che anch’io, nei pochi anni in cui allora avevo coltivato questa passione era come se avessi vissuto e imparato per dieci volte tanto. Di fronte a a queste parole come potevo non tentare, non impegnarmi, non esplorare questa strada che forse poteva offrire stimoli diversi, essere vissuta in modo più pieno e costruttivo di come avessi immaginato fino a quel giorno.

È stata dura. Molto dura. Ricordo le stesure infinite, le correzioni continue, i fogli quadrettati per contare le battute e le cartelle, la macchina da scrivere, il fax. Ricordo i test severissimi con mia madre prima lettrice e poi tutte le tue osservazioni, i tuoi consigli, la tua guida attenta. E con il tempo l’autonomia che cresceva, la scrittura che si faceva più rapida e anche più fluida, un processo che credo non finirà mai ma che è iniziato nel modo giusto. Non ti sarò mai abbastanza grata per questo, per avermi aiutata nell’iscrizione all’Ordine (confrontandomi con amici e colleghi, non tutti sono stati altrettanto fortunati), per avermi indicata per primo per entrare in giuria in un concorso di canto, per avermi sostenuta professionalmente in tante occasioni.

In questi anni, soprattutto, ho imparato cose fosse questo mestiere, quale responsabilità e quale professionalità richieda. Ho imparato che tutti i luoghi comuni valgono solo per i cattivi critici, o per quelli stanchi e demotivati, ma che non è e non deve essere uno sterile esercizio di convenienze e frustrazioni, né l’annoiato computo di pregi e difetti. Richiede bensì uno studio continuo, grande passione, voglia di raccontare e trasmettere esperienze, emozioni, conoscenze, di analizzare l’arte e le sue interpretazioni e di offrirne una chiave di lettura onesta, approfondita e costruttiva. Dovrebbe essere uno strumento utile di confronto per il pubblico, per gli artisti, per agenti e direttori artistici. Dovrebbe essere elemento di dibattito ad alto livello.

Ho imparato molte cose in questi quindici anni e ne farò tesoro per impararne ancora in futuro, sempre ricordando quel tragitto in tram verso via della Conciliazione.

Athos, sarò sempre grata a te e agli Amici della musica; sabato, entrando al Teatro della Pergola di Firenze per recensire Macbeth, ho provato una stretta al cuore: quindi anni fa il mio primo accredito stampa fu proprio in quello stesso teatro, il primo spettacolo recensito Le comte Ory del Maggio Fiorentino (Florez, Massis, Polverelli, De Simone, Surian, R. Abbado, Mariani). Una coincidenza che per me segna anche una promessa: per un ciclo che si chiude se ne apriranno altri, questa esperienza e questi anni non andranno perduti.

Grazie ancora, di cuore

Roberta

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