Semiramide in CD dal Belgio

Addio, Babilonia

di Roberta Pedrotti
G. Rossini
Semiramide

Papatanasiou, Hallenberg, Wagner, McPherson

direttore Alberto Zedda

Vlaamse Opera, Gent, 11 gennaio 2011

3 CD Dynamic 674/1-3, 2013

Qualche anno fa, durante una conferenza, Bruno Cagli azzardò una provocazione: Semiramide è un’opera di tale astratta perfezione, un testamento artistico modellato su un ideale supremo di tragedia in musica, che si sarebbe potuto benissimo fare a meno di eseguirla, conservando la partitura su uno scaffale per religiose consultazioni di ciò che solo nel pensiero può essere colto.

Una provocazione, certo, ma un po’ di vero c’è, ed emerge ogni qualvolta un’esecuzione ci pone effettivamente l’interrogativo se non fosse stato meglio preservare per una volta almeno nell’incorrotto mondo dell’immaginazione un tale capolavoro. Quando ci si chiede quale sia il bisogno di allestire e registrare un’edizione come questa, da parte per di più di uno dei massimi conoscitori di Rossini, come Alberto Zedda. Forse solo il dimostrare che la Renaissance è compiuta e che anche Semiramide viene eseguita con discreta regolarità senza la necessaria presenza di grandi divi? Può essere, ma non basta, perché l’insufficienza dei complessi fa solo sentire la mancanza di altre voci, altre personalità, altri musicisti, fa percepire la precarietà di certe rinunciabili operazione.

Zedda, si sente, dà l’anima per quest’opera che ama e conosce profondamente. Si avverte una passione veemente, incontenibile, sanguigna, volta a rendere un’atmosfera tesa, tenebrosa, sicuramente avvincente, ma l’amore e le intenzioni non bastano, ché l’orchestra non si mostra all’altezza – soprattutto nei fiati – e il coro appare assai impreciso e, almeno dalla registrazione, poco compatto. Il cast giustifica qualche taglio, in astratto doloroso, come quello della ripresa di “Va’ superbo: in quella reggia”, anche se i colpi di forbice nei recitativi diminuiscono inopinatamente lo spessore tragico di molti momenti, come quando Arsace evita di rammentare ad Assur “So che di Nino uguale, miserando fu il destino”.

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