La grande bellezza

L’obbligo del campanilismo

Il mio mestiere è quello del critico musicale, non cinematografico, quindi non ho nessuna intenzione di addentrarmi in un’analisi tecnica del film, di esprimere un giudizio compiuto con una qualche pretesa di autorità. No. Voglio solo esser libera di dire che La grande bellezza non mi è piaciuta, né per questo mi sento di dover entrare nel dibattito che pare inevitabile in questi giorni.

C’è chi ne parla bene perché è felice che un film italiano abbia vinto l’Oscar; c’è chi ne parla male perché è dispiaciuto che un film che raffigura in quel modo la vita nella capitale abbia vinto l’Oscar. Naturalmente ci sono anche commenti, positivi o negativi, ragionati, interessanti, ben fondati e argomentati. Ne ho letti e li ho apprezzati, anche se nessuno mi ha fatto apprezzare il film.

L’ho trovato lento, autoreferenziale, autocompiaciuto, ricco di inquadrature spettacolari ma fini a se stesse, come alla ricerca di un’estetica della superificialità pari all’etica del nulla che racconta. La maschera di Servillo, quella di Verdone, quella della Ferilli mi sono parse celare orbite vuote di fantasmi inconsistenti, non complessità pirandelliane. Mi si dirà della metafora del ritorno e dell’importanza delle radici, della tragica satira del vuoto che avanza. Legittimo, ma a me il film ha annoiato a morte. Si citerà Fellini, ma il suo magnifico barocco immaginifico per me resta rivoluzionario e preveggente, lo sguardo di Sorrentino solo stanco: Paparazzo è l’icona di un tempo individuata e delineata dal genio del regista di Rimini, l’ironia sui Selfie in Sorrentino è la semplice riproposta di battute già vecchie a Quelli che il calcio.

Siamo un’epoca stanca, di decadenza già avvenuta, si dirà. I festini di “Er Batman” erano la copia stanca e farsesca di quelli delle star della Dolce vita, si dirà. La Carrà ha preso il posto di Nino Rota. Vero, ma posso dire che il film non mi è piaciuto e che ha trattato temi già evanescenti e decadenti con un ritmo e un’estetica che non mi hanno convinta?

La grande bellezza non mi è piaciuta. L’ho vista per curiosità prima della notte degli Oscar (con il mio compagno, a cui invece è piaciuta molto) e non ho alcun desiderio di rivederla. Come dice anche Jep nel film, si può decidere di dedicare il nostro tempo a ciò che desideriamo più fare, e così mi assolve, se mai ce ne fosse bisogno.

Non mi piace e nel dirlo non sento l’obbligo del campanilismo: italiano o meno se un film non mi piace e lo trovo sopravvalutato, continuo a ritenerlo tale (e ad augurarmi che il mio gusto e la mia sensibilità possano essere soddisfatti in futuro, magari proprio da dei miei connazionali); se un film è un bel film m’importa poco che mostri ciò che del nostro Paese ci rende più o meno orgogliosi, che mostri l’orrore o la meraviglia, purché sia un buon film.

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