L’alibi della satira e la malafede della disinformazione

Diritto di satira, diritto di bufala

Saranno cambiati i tempi, sarò invecchiata io, ma la satira per lo più mi lascia indifferente, mi annoia o mi stucca. Crozza mi dice poco, tranne qualche guizzo occasionale, Vauro per me ha perso smalto e ispirazione (i tempi della vignetta “La bestemmia di Berlusconi” con l’esclamazione “Porco io!” sono lontani). Forse la realtà ha superato gli umani mezzi dei comici, da quando alcuni di loro (i meno dotati, ma i più abili nell’esercizio del qualunquismo delle folle, oltre che privi di scrupoli) hanno pensato di fare politica direttamente.

Sia quel che sia, se anche la satira vera è un po’ impallidita, per carità, non la si confonda con ciò che satira non è, non la sostituisca ad ogni costo con surrogati d’infima qualità, dannosi anche a breve termine.

Parlo, da giornalista, del fiorire di siti specializzati nelle bufale più fantasiose con l’alibi di una scritta microscopica (le famose righe in piccolo dei contratti truffaldini!) che dichiara la natura satirica dello spazio virtuale, che “potrebbe riportare notizie non vere”.

Ora, se un sito si chiama Lercio e racconta di un anziano con accento tedesco che cerca di eliminare le copie di Il mio papa dalle edicole, ci si potrà divertire o meno, ma è chiaro che si sta scherzando sul differente appeal e sulla popolarità dell’attuale pontefice e del suo emerito predecessore. E non si fa del male a nessuno.

Se, con un nome più simile a quello di una testata vera, si pubblica la foto di un pesce di gomma trasparente o di un serpente di plastica appoggiato fra macchinine e soldatini è un po’ più difficile capire su cosa si voglia fare satira, ma è chiaro che più gente abbocca, più gente commenta, più gente perde tempo a spiegare, più click e condivisioni riceve la pagina. E, dunque, se si vuol fare qualche soldo in pubblicità on line, nulla di meglio che far parlare di sé giocando a chi la spara più grossa, a chi scova il fotomontaggio più assurdo, la storia più balzana e balorda. Questa non è satira, è approfittare in malafede della credulità di alcuni, del tempo da perdere di altri, della sindrome ora del complottista, ora del buon samaritano virtuale che spiega le trappole e le incongruenze della rete ai meno riflessivi.

Il male che, però, può fare una persona convinta dell’esistenza dell’anaconda gigante o della larva ciclopica resta circoscritto nell’ambito dell’ignoranza e dell’ingenuità individuale. Diverso il caso in cui si fa leva sugli istinti peggiori dell’uomo, quando si fomenta l’odio o, più semplicemente, si danno false informazioni che possono condizionare una scelta politica, un atteggiamento sociale.

L’antieuropeismo alimentato dalle più fantasiose direttive comunitarie (la più celebre è forse quella sulla proibizione del bidet), l’antipolitica amplificata a suon di decreti Cirenga (secondo facebook votati un giorno sì e l’altro pure: un record per l’inesistente proposta di un senatore inesistente!), il razzismo infiammato dalle più nefande azioni compite da chiunque non sia cristiano cattolico romano di pura razza ariana, con un albero genealogico di denominazione di origine controllato geograficamente protetta per almeno cinque generazioni o dai privilegi più bizzarri concessi agli stessi. Il tutto magari mescolato a qualche fatto di cronaca reale, copiaincollato dall’ANSA, per confondere vieppiù le idee.

È satira questa? La satira dovrebbe portare a riflettere, invece in questo caso si solleticano istinti bassi e morbosi senza alcuna possibilità di sviluppo e dialettica. Quando si obbietta che la notizia è falsa chi ha abboccato spesso risponde “Meno male, per una volta… ma ne fanno tante in realtà!” Quali, per esempio? Quali fra queste “tante” sono reali e quante bufale non smascherate o magari ugualmente, inconsciamente metabolizzate e depositatesi fra conscio e inconscio? Meglio chiamare le cose con il loro nome: disinformazione pericolosa e tendenziosa. Se davvero sono in buona fede, compiango la stupidità di ragazzini che pensano di essere divertenti giocando con il qualunquismo, con il fuoco e le pistole cariche; invoco qualcuno che li fermi e spieghi loro che per fare satira davvero ci vuole intelligenza, non l’immaginazione dello sceneggiatore di horror di serie C. Se, come parrebbe più sensato, sono in malafede e si divertono a fare volontariamente lo stesso gioco di chi andava in giro a raccontare che gli Ebrei sacrificavano bambini cristiani a Pasqua, allora a maggior ragione non si può guardare dall’altra parte scrollando le spalle come di fronte a dei buontemponi, magari giusto un po’ fastidiosi.

La libertà di satira, d’informazione, d’espressione son cose troppo serie per prendere sotto la loro egida indistintamente qualunque frottola, qualunque calunnia. La fantomatica intelligenza della Rete non sembra ancora in grado di espellere certe tossine, mentre la stupidità trova sempre nuove forme per proliferare: proviamo invece a ricordarci quanto male può fare una notizia falsa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...