Bilancio lirico dell’anno passato

Quel che resta del 2014

Dai soprani ai registi, dai direttori ai baritoni: i ricordi migliori e peggiori degli ultimi dodici mesi all’opera.

Fino a un anno o due fa, con gli amici, si giocava on line a confronare i nostri bilanci lirici di fine anno, segnalando i migliori e i peggiori degli ultimi dodici mesi nelle diverse categorie. Gli amici sono rimasti, le comunità on line hanno i loro cicli, altri impegni mi hanno assorbita, ma il gusto di questo gioco di fine anno è rimasto.

Gioco appunto, ché si basa sul campione assolutamente parziale e arbitrario delle recite cui ho assistito dal vivo personalmente. Così qualcuno manca, magari, solo perché non l’ho visto, o se l’ho visto magari è stato in ruoli già consolidati o in produzioni non particolarmente appariscenti, sì da non lasciare un segno indelebile. Così qualche speranza o qualche pollice verso può essere determinato da un’occasione sfortunata (anche se devo dire che in gran parte si tratta di artisti che conosco piuttosto bene e che il più delle volte hanno confermato virtù e difetti).

Soprani

Ancora una volta vince Jessica Pratt, soprattutto, dopo Lucia alla Scala, per Aureliano in Palmira a Pesaro e il concerto alla Verdi di Milano. Non posso comunque non citare la splendida Abigaillle di Anna Pirozzi a Firenze e, sempre a Firenze, Yasko Sato, che ha dato vita a una Cio Cio San non solo splendidamente cantata, ma fraseggiata con una naturalissima compenetrazione della prosodia e dell’intimo senso della parola italiana tradotta in un gioco di colori raffinatissimo. Con il Roberto Devereux a Firenze, poi, Mariella Devia ha ancora una volta ribadito di tenere saldo il suo scettro.

I ricordi meno lieti vengono, invece da Carmen Romeu (Armida) e Olga Senderskaya (Petite messe solennelle) al Rof. Davvero fuori luogo, soprattutto in relazione alla fama internazionale, anche la Anne Trulove torinese di Danielle De Niese.

Mezzosoprani

Tutte soddisfazioni belcantistiche con Chiara Amarù e Teresa Iervolino. In parti ibride, ma sostanzialmente più mezzosopranili, vanno citate le due primedonne dei suberbi Troyens scaligeri: Anna Caterina Antonacci e Daniela Barcellona. Una bella sorpresa Giuseppina Bridelli (poco interessante da Mozart in poi) alle prese con il suo repertorio d’elezione, il barocco. Veterana di lusso, Waltraud Meier (Klytaemnestra alla Scala) potrebbe entrare anche in scena e restar muta.

Chi proprio non mi è piaciuta? Anna Goryachova come Dorabella a Bologna.

Controtenori

Ne ho sentiti tanti, e mi ha fatto piacere, per esempio, rivedere il teatralissimo Filippo Mineccia, ma chi più mi ha colpita è stata Carlo Vistoli, che conobbi prima del debutto e ho ritrovato artista di altissimo profilo.

Tenori

La più bella recita tenorile dell’anno per me è stata senza dubbio quella di John Osborn nel Tell torinese. Entusiasmo rinnovato a Parma in concerto dividendo il palco con SuperGreg Kunde, l’altro grande tenore del 2014, ma soprattutto, ancora una volta, il supereroe lirico dell’anno, fuori gara. Nel mondo credo sia stato l’anno di Javier Camarena, spero di sentirlo presto dal vivo.

Il peggiore? Dmitry Korchak, senza dubbio. L’intonazione e la musicalità sono per me elementi troppo importanti.

Baritoni

Il debutto di Carlos Alvarez come Guillaume Tell era atteso da anni e non ha deluso. Si sentiva la mancanza di un interprete come lui, e il baritono di Malaga è tornato alla grande. Ma quest’anno c’è stata anche l’arte di Alessandro Corbelli in Gianni Schicchi, o lo splendido Markus Werba come Papageno a Torino (e, a quanto si racconta, Danilo a Verona). Speriamo che il giovanissimo Florian Sempey mantenga le promesse e possa seguire le orme le suo grande connazionale (troppo assente dai nostri palcoscenici) Ludovic Tézier.

Nel repertorio buffo mi piace ricordare il Melitone parmigiano di Roberto De Candia, degno erede del suo maestro Sesto Bruscantini.

Impresentabile, fra i baritoni, Paolo Gavanelli sia come Nottingham a Firenze sia come Nabucco a Brescia.

Bassi

Ormai Michele Pertusi è fuori classifica: qualunque cosa canti non ci si può non inchinare al suo magistero e alla sua classe. Però è stato anche l’anno di Mirco Palazzi e Luca Tittoto, per me, ma ho trovato in ottima forma anche Alex Esposito (Don Basilio a Pesaro) e sono curiosa di seguire l’evoluzione di Marko Mimica: è ancora presto per azzardare pronostici, ma il materiale vocale sembra di primissima qualità.

Pollice verso soprattutto per Alexei Tanovitski, che a Bologna è riuscito a rovinare l’aria del principe Gremin, impresa non semplice.

Direttori

Sul podio non posso non festeggiare l’astro di Jader Bignamini, il direttore italiano che aspettavamo da anni, capace di divedersi con egual splendore nel sinfonico e nell’opera. Ma il 2014 mi ha lasciato anche il gran desiderio di rivedere spesso Francesco Lanzillotta, altra grande speranza di concretissime qualità. L’anno passato mi ha regalato anche titani del podio come Pappano e Jurowski, il primo per la prima volta per me in un’opera dal vivo, il secondo in un magnifico concerto sinfonico, come non ne vedevo da tempo. Ho avuto anche il piacere, con Madama Butterfly e L’amour des trois oranges, di riscoprire Juraj Valcuha, che non ascoltavo da tempo dal vivo. E potrei dimenticare Esa Pekka Salonen per la sua favolosa Elektra?

Fra le esperienze negative ricorderei, viceversa, Piergiorgio Morandi in Lucia alla Scala e Carlo Rizzi in Armida a Pesaro.

registi

Parlando di registi, ancora una volta il mio cuore è con Graham Vick, non solo perché amo le sue interpretazioni e condivido le sue premesse ideologiche, ma per la sconfinata ammirazione verso la sua tecnica teatrale perfetta. Ho avuto anche la fortuna, però, di ammirare nel giro di poche settimane due splendidi lavori di un altro maestro dei giorni nostri, David McVicar (Les Troyens e The rake’s progress) e il testamento di un grande come Patrice Chéreau (Elektra). È stato bello anche riconfermare le qualità di Andrea Cigni e scoprire un promettentissimo Alessandro Talevi, due nomi che vorrei vedere più spesso nei cartelloni italiani.

Mi ha fatto anche molto piacere assistere all’incontro con l’opera di Romeo Castellucci (Parsifal) e, soprattutto, Motus (King Arthur di Purcell a Rimini).

Peggior regista, Luca Ronconi, che avrebbe potuto risparmiarsi, per rispetto al suo passato, uno stanco buco nell’acqua come Armida.

novità

Quest’anno parlerei anche di novità, prime assolute, ricordando la commozione intensa per Il sogno di una cosa al Grande di Brescia e, viceversa, la noia e la sofferenza per il pretenzioso – qui non c’è perché – al Comunale di Bologna.

Miglior e peggior spettacolo

Infine, i due spettacoli che maggiormente si sono avvicinati a un’ideale di perfezioni sono stati Les Troyens ed Elektra alla Scala.

La maggior delusione, invece, è venuta, nel complesso di tutti gli elementi musicali e teatrali, dall’Armida proposta dal Rossini Opera Festival.

Nel complesso i bei ricordi prevalgono su quelli negativi, che suonano più come episodi, canti del cigno di ex grandi o conferme di artisti che interessanti non erano mai stati. Speriamo bene, dunque, perché negli ultimi dodici mesi abbiamo anche penato tanto, viceversa, dal punto di vista gestionale e amministrativo, ci siamo posti tnati interrogativi per il futuro, e non solo per questioni economiche. Tracciare la strada da seguire, non perdersi è difficile, ma le risorse, se gestite con coscienza e buon senso, ci sono tutte.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...