Butterfly

COMUNE DI LUMEZZANE

Assessorato alla Cultura

TEATRO COMUNALE ODEON

Stagione 2011/2012

ODEON CLASSIC

Giovedì 14 giugno ore 20.45

Lumezzane ricorda Giacinto Prandelli

BUTTERFLY

da “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini

regia e adattamento drammaturgico di Roberta Pedrotti

Yasko Sato soprano (Cio Cio San)

Erika Fonzar mezzosoprano (Suzuki)

Riccardo Certi baritono (Sharpless)

Coro del Conservatorio Luca Marenzio di Brescia diretto dal m° Silvio Baracco

Kuniko Kumagai al pianoforte

Angiolisa Fusari danzatrice

Clara Morandi coreografia

LA VOCE DI F. B. PINKERTON È DI GIACINTO PRANDELLI

Evento promosso da

Assessorato alla Cultura Comune di Lumezzane

Rotary Club Valtrompia Distretto 2050°

Con il sostegno di

Fondazione Asm

Nell’ambito della rassegna

Odeon Classic

Si ringraziano per la collaborazione

Pia Grazioli e Nino Cappello, Intv News

Conservatorio Luca Marenzio di Brescia, UnCALM

Giacinto Prandelli da Lumezzane ha conquistato il mondo della musica.

Il suo nome resta uno dei più amati fra gli addetti ai lavori e fra gli appassionati per la sua classe d’artista, per l’umanità e la signorilità che l’hanno contraddistinto. Stimato e richiesto dai più illustri direttori del suo tempo – da Victor De Sabata e Herbert von Karajan ad Arturo Toscanini – il tenore nato nel 1914 e spentosi serenamente il 14 giugno 2010 nella sua casa milanese ha affrontato un repertorio vastissimo, spaziando da Mozart a Verdi, da Donizetti a Puccini, da Wagner a Massenet fino agli autori a lui contemporanei. È stato partner di Maria Callas e Renata Tebaldi, ma si è esibito anche al fianco di Ingrid Bergman, nella “Giovanna d’Arco al rogo” di Honegger per la regia di Rossellini.

Lumezzane ricorda il suo figlio più celebre nel secondo anniversario della scomparsa con un allestimento originale da “Madama Butterfly”, il capolavoro pucciniano che segnò il suo debutto nella lirica e lo accompagnò nella sua fortunata carriera artistica.

COMUNICATO STAMPA

Giovedì 14 giugno alle ore 20.45 presso il Teatro Odeon, Lumezzane ricorda Giacinto Prandelli nel secondo anniversario della scomparsa,con una serata dedicata a “Madama Butterfly”, promossa e organizzata nell’ambito della rassegna Odeon Classic dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Lumezzane insieme con Rotary Club Valtrompia e con il sostegno di Fondazione Asm.

Butterfly” propone una selezione delle pagine più belle dell’opera di Giacomo Puccini in una vera e propria rappresentazione teatrale, pensata per gli appassionati ma anche per chi si avvicina per la prima volta alla musica lirica, con l’esibizione di giovani di sicuro talento e la suggestione di proiezioni e contributi audio-video che concorrono a ricreare atmosfere e ambientazioni della tragica vicenda della geisha giapponese.

E regala l’emozione di ascoltare la voce del grande tenore lumezzanese: grazie alla registrazione radiofonica di una recita del 1952 al Metropolitan di New York, Prandelli ritorna in una memorabile interpretazione di Pinkerton e si unisce idealmente ai cantanti in scena.

Il cast è composto da giovani artistiprovenienti da tutto il mondo, fra i quali si distinguono anche talenti bresciani.

È lumezzanese la musicologa Roberta Pedrotti che, come per il concerto O dolce incanto in occasione del primo anniversario della scomparsa di Prandelli, cura direzione artistica, regia ed elaborazione drammaturgica; lumezzanese è la coreografa Clara Morandi, d’esperienza internazionale; di Villa Carcina è il baritono Riccardo Certi, qui nelle vesti del console americano Sharpless, di Nave la danzatrice Angiolisa Fusari. Ma giapponese, come da libretto, è la protagonista, il soprano Yasko Sato, astro nascente della lirica internazionale; dal Paese del Sol Levante viene pure la pianista Kuniko Kumagai. Suzuki, la fedele cameriera e confidente di Butterfly, è il mezzosoprano modenese Erika Fonzar. Il celebre Coro a bocca chiusa è affidato all’ensemble del Conservatorio di Brescia diretto da Silvio Baracco.

Madama Butterfly”, capolavoro pucciniano che proprio a Brescia vide consacrato il suo successo nel 1904, portò fortuna al tenore nato a Lumezzane nel 1914, che debuttò giovanissimo nel ruolo di Pinkerton.

Nella sua ultima intervista, rilasciata a Egidio Bonomi per Intv News, Prandelli ricorda una delle prime audizioni, a Bergamo. Il direttore Gianandrea Gavazzeni notò il talento del giovane: “Conosci la Butterfly?”, gli chiese. No, non la conosceva e il maestro gli diede un paio di mesi per prepararla, lo riascoltò e senza esitazione lo fece debuttare nei panni dell’ufficiale americano che sposa per capriccio una geisha segnandone tragicamente il destino.

Da allora Giacinto Prandelli la canterà alla Scala di Milano (per tre stagioni), poi a Roma, Napoli, Torino, Ginevra, Berna, Zurigo, Barcellona, New York, Los Angeles, San Francisco, nei più grandi teatri del mondo, al fianco delle più importanti primedonne del suo tempo, da Renata Tebaldi a Leyla Gencer, Iris Adami Corradetti, Mafalda Favero, Licia Albanese… Ma curiosamente le documentazioni sono rarissime, pressoché introvabili.

La serata del prossimo 14 giugno che chiude la Stagione Odeon 2011-2012 offre dunque un’occasione unica per ritrovare il Pinkerton di Prandelli in un allestimento originale.

Si ringraziano per la collaborazione Pia Grazioli e Nino Cappello, Intv News, il Conservatorio Luca Marenzio di Brescia, UnCALM.

Butterfly” si rappresenta giovedì 14 giugno alle ore 20.45.

Il teatro Odeon (Via Marconi 5, tel 030.820162) apre alle 20.

Ingresso 10 euro, 5 il ridotto.

L’incasso della serata verrà interamente devoluto al progetto “Pozzi d’acqua dolce in Mozambico” di Rotary Club Valtrompia.

INFO

www.teatro-odeon.it

http://www.comune.lumezzane.bs.it

http://www.facebook.com/pages/Giacinto-Prandelli/143604955709956

TEATRO COMUNALE ODEON

Via Marconi, 5 Lumezzane (Bs)

tel 030.820162

LIBRERIA PUNTO EINAUDI

Via Pace, 16/a – 25122 Brescia

tel 030.3757409

Segreteria organizzativa

Eureteis tel. 030 3759792

COMUNE DI LUMEZZANE

Silverio Vivenzi, Sindaco

Lucio Facchinetti, Assessore alla Cultura

Laura Staffoni, Responsabile Servizi Culturali

ODEON CLASSIC

a cura di Sonia Mangoni

Organizzazione Vittorio Pedrali – Eureteis

con la collaborazione di Emanuela Ghidini

MADAMA BUTTERFLY

F. B. Pinkerton, ufficiale americano di stanza in Giappone, sposa la bella quindicenne Cio Cio San, detta Madama Butterfly. Non prende però sul serio la cerimonia nipponica e se la fanciulla è sinceramente innamorata, l’uomo nutre solo una passione superficiale. Tornato Pinkerton in patria, Cio Cio San l’attende invano, con fede incrollabile, per tre anni, crescendo il figlio avuto dall’uomo e nato dopo la sua partenza. Il console Sharpless cerca senza successo d’informarla del matrimonio di Pinkerton con una connazionale e di persuaderla a farsi una nuova vita. Cio Cio San non trattiene la gioia quando vede tornare la nave dell’amato, ma l’uomo è tornato, con la moglie, per portare il bimbo con sé in America. La giovane giapponese acconsente, ma al momento di dire addio al figlioletto si suicida con il pugnale del padre, per morire con onore.

IL CAST

ROBERTA PEDROTTI

Regista

Nata a Brescia nel 1981, dopo gli studi classici al Liceo Arnaldo nel 2004 si laurea con il massimo dei voti e lode in Drammaturgia musicale alla facoltà di lettere dell’Università di Bologna (laurea quadriennale vecchio ordinamento).

Dal 1998 è attiva come critico musicale per testate nazionali e internazionali come Gli amici della musica, Brescia musica e la messicana Pro Opera, corrispondendo regolarmente dai maggiori teatri del Centro e del Nord Italia con interviste, recensioni e saggi. Ha inoltre collaborato come inviata esterna con Radio3 Rai e altre emittenti radiofoniche. Scrive testi per programmi di sala di istituzioni musicali fra cui il teatro Grande di Brescia.

Collabora con il Concorso lirico internazionale Anselmo Colzani di Budrio fin dalla prima edizione (2003) e debutta con successo come regista con La canterina di F.J. Haydn messa in scena con i vincitori del concorso nell’aprile 2004 presso il teatro Consorziale della cittadina romagnola.

Nel 2006 è fra i fondatori del Progetto Cultura Teatro Guardassoni, che riporta in attività la storica sala del centro di Bologna e promuove dal 2007 il Concorso internazionale & Stage per giovani cantanti lirici Città di Bologna, di cui Roberta Pedrotti è direttore scientifico, oltre che responsabile degli approfondimenti teorici nello stage. Il concorso, grazie anche alla formula originale presa ora ad esempio da molte altre manifestazioni simili, si è affermato come uno dei più importanti a livello nazionale e internazionale per la qualità delle giurie, del corpo docente e degli artisti emersi nel corso degli anni. Il Concorso Città di Bologna con il Colzani di Budrio, il Benvenuto Franci di Pienza e il Maria Caniglia di Sulmona promuove il Circuito per la Valorizzazione dei Giovani Talenti, nel quale ricopre il ruolo di segretario artistico.

Nel 2009 firma la rielaborazione drammaturgica e la regia della Traviata di Verdi, che ottiene calorosi consensi di pubblico e critica al teatro Guardassoni di Bologna e al teatro del Popolo di Concordia (MO).

Nel giugno 2011 cura la direzione artistica e la realizzazione del primo concerto (O dolce incanto) promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Lumezzane al Teatro Odeon in occasione del primo anniversario dalla scomparsa dell’illustre concittadino Giacinto Prandelli.

YASKO SATO

Soprano

È nata a Chiba, in Giappone. Ha studiato canto lirico presso la Tokyo National University of Fine Arts and Music, dove si è laureata nel 2001, distinguendosi come Migliore allieva dell’anno. Durante i suoi studi ha ottenuto molteplici riconoscimenti, assegnati all’allievo migliore di ogni anno accademico: Premio Ataka (2000), Premio Matsudatoshi (2001), Premio Akansas Music (2001). Sempre presso la Tokyo National University ha frequentato il Master triennale di specializzazione della Facoltà di Opera Lirica, diplomandosi nel 2004, ancora una volta con la menzione di Migliore allieva dell’anno, e ottenendo il dottorato nel 2009. Per tre anni consecutivi viene premiata con la borsa di studio Ezoe Ikueikai che le permette di frequentare l’Accademia di Arte Lirica presso il Teatro Lirico Sperimentale A. Belli di Spoleto, dove ha avuto modo di approfondire il repertorio operistico con Michelangelo Zurletti, Enza Ferrari e Marco Boemi, e di seguire i corsi di Raina Kabaivanska e Renato Bruson. Attualmente continua a specializzarsi sotto la guida di Raina Kabaivanska.

Si è distinta in importanti concorsi internazionali: IX Concurso Internacional de Canto Jaume Aragall dove si è aggiudicata il primo premio e il premio speciale Amics de l’opera de Sabadell (2008); Music Competition of Japan di Tokyo vincendo il primo premio, il premio del pubblico e il premio Masuzawa (2009). Più recentemente si è aggiudicata il primo premio al Concorso Lirico Toti dal Monte (2011).

Nel 2005 ha cantato Leonora in Oberto, conte di San Bonifacio presso il Tokyo National Theater, in collaborazione col Teatro Lirico Sperimentale A. Belli di Spoleto. L’anno successivo sempre con lo Sperimentale di Spoleto, invitata dal soprano Eva Marton, ha tenuto un concerto in Ungheria, all’interno dell’International Opera Festival di Miskolc, presso la Sala dell’ex Parlamento Ungherese e il Teatro Municipale di Miskolc. Per la 61° stagione del Teatro Belli ha cantato Mimì nella Bohème e Leonora nel Trovatore; sempre a Spoleto è stata invitata a cantare con Leo Nucci in occasione del concerto per il 40° anno dal suo debutto.

Si è esibita nel 2008 al Tokyo National Theater in Giappone in Don Giovanni (Donna Elvira) e La bohème (Mimì) opera che ha riproposto al Teatro Vittorio Emanuele di Messina. A maggio dello stesso anno ha tenuto un recital al Palau de la Música Catalana di Barcellona con l’Orquestra Simfònica del Vallès diretta da Miquel Ortega. Sempre in Spagna ha cantato Madama Butterfly (trasmessa dalla televisione e da Radio Cataluña), ottenendo un grande successo di pubblico e vivissimi apprezzamenti della critica, con entusiastiche recensioni su importanti quotidiani spagnoli. Più recentemente ha di nuovo interpretato Madama Butterfly al Slovene National Opera di Lubiana e successivamente a Fermo, Brindisi Rovigo e Treviso. Ha poi affrontato il ruolo di Fiordiligi nel Così fan tutte a Tokyo.

ERIKA FONZAR

Mezzosoprano

Modenese, laureata all’Università di Bologna e al Conservatorio di Ferrara, si perfeziona, fra gli altri, con il grande soprano Mirella Freni, con il tenore Roberto Aronica e con il baritono Alberto Gazale. È fra i vincitori del terzo Concorso Città di Bologna, in seguito al quale debutta nella Traviata al Teatro Guardassoni del capoluogo emiliano e al Teatro del popolo di Concordia (MO). Ha interpretato a Siracusa il ruolo della Nutrice nell’opera contemporanea Medée di Darius Milhaud e al teatro Comunale di Ferrara riscuote unanimi consensi come protagonista del Mondo della luna di F.J. Haydn. Al Teatro Comunale di Ferrara ha cantato nella Petite messe solennelle di Rossini e nel Requiem di W.A. Mozart. Ha recentemente debuttato con successo come protagonista della Cenerentola di Rossini.

Vanta un vasto repertorio operistico, sacro e cameristico e un’intensa attività concertistica che l’ha portata di recente a debuttare al teatro Filarmonico di Verona.

A giugno prenderà parte al concerto per l’anteprima della stagione lirica dell’Arena.

RICCARDO CERTI

Baritono

È nato a Brescia nel 1984. Dopo aver iniziato lo studio del pianoforte in giovane età, si laurea con pieni voti e la lode in canto lirico al Conservatorio di Brescia sotto la guida del mezzosoprano Ida Bormida. Attualmente continua il suo perfezionamento con Romano Franceschetto prediligendo i ruoli mozartiani e rossiniani.

Ha interpretato ruoli principali in Madama Butterfly (Sharpless), Rigoletto (Marullo), Il trovatore (Il conte di luna), Bastiano e Bastiana (Colas), La bohème (Marcello), La traviata (Giorgio Germont), Aida (il Re).

In ambito non operistico ha interpretato Il gigante egoista (G. Facchinetti) nel ruolo del Gigante, Carmina Burana (C. Orff) al Teatro Grande di Brescia, Via Crucis (F. Liszt), Altes Liebeslieder waltzer (J. Brahms), A Cerimony of Carols (B. Britten), Missa Brevis KV 194 di W.A. Mozart e Missa Brevis K 140 in G di W.A. Mozart, Messa da Requiem (Mozart), Petite Messe Solennelle (G. Rossini).

È stato selezionato per due Masterclass con Sylvia Sass e Thierry Pillon, dove ha interpretato il ruolo di Giorgio Germont (La traviata). A Roma ha frequentato l’Opera studio dell’Accademia di Santa Cecilia con Renata Scotto e Bruno Cagli nel novembre 2010. Ha anche avuto modo di collaborare con importanti nomi del panorama lirico quali Diego Fasolis, Christian Thielemann, Michele Mariotti, Donato Renzetti, Lorin Maazel, Yuri Temirkanov, Andrea Battistoni, Gialuigi Gelmetti.

Il 7 giugno 2012 debutta come Sagrestano in Tosca al Teatro Regio di Parma.

KUNIKO KUMAGAI

Pianista

Di nazionalità giapponese, all’età di tre anni inizia studiare danza classica. A sei anni inizia lo studio del pianoforte sotto la guida della prof.ssa Junko Kume e a sedici canto lirico sotto la guida della prof.ssa Keiko Koizumi. Nel marzo 1992 si laurea in musica, con indirizzo didattica musicale, presso l’università Kunitachi College of Music di Tokyo sotto la guida del prof. Akihiko Mabuchi, della prof.ssa Setsuko Minami e del prof. Takeshi Segawa. Dal novembre al dicembre 1992 studia canto lirico presso l’Accademia Verdiana di Busseto con il Maestro Carlo Bergonzi. Nel 1994 vince una borsa di studio del Rotary Club International che le consente di perfezionarsi in Italia. Nel 1996 si iscrive al corso di pianoforte al conservatorio G. Verdi di Milano; si diploma in pianoforte nel 2001 con il massimo dei voti e decide di perfezionarsi nello studio dello strumento, dal 2001 al 2004 con Carlo Balzaretti e dal 2005 al 2007 con Lidia Arcuri. Nel luglio 2007 consegue il biennio di specializzazione in pianoforte (indirizzo esecutivo cameristico) presso lo stesso conservatorio, partecipando a diversi corsi e master di pianoforte con Cyprien Katsaris, Fou Ts’ong ed Elisso Virzaladze.

Ha vinto diversi concorsi nazionali e internazionali sia come solista che nell’ambito della musica da camera, e ha tenuto concerti in Italia, Svizzera, Germania e Giappone.

Attualmente collabora con il conservatorio Luca Marenzio di Brescia e svolge un’intensa carriera come solista concertista.

Nel 2011 è stata accompagnatrice principale al pianoforte in occasione del concerto O dolce incanto per il primo anniversario della scomparsa di Giacinto Prandelli al teatro Odeon di Lumezzane.

SILVIO BARACCO

Maestro del coro

Ha studiato composizione e musica corale al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e direzione d’orchestra in Ungheria con Peter Eotvös. Al teatro alla Scala ha curato la formazione del coro di voci bianche, dedicandosi assiduamente alla didattica e alla vocalità infantile anche in altre formazioni e istituzioni a Milano e Brescia. È stato direttore della Nuova Polifonica Ambrosiana, del complesso vocale Syntagma, della camerata Musicale Milanese, del coro e scuola corale del Teatro Grande di Brescia.

Dal 1986 è docente di esercitazioni corali al Conservatorio Luca Marenzio di Brescia.

CLARA MORANDI

Coreografa

Nata a Brescia nel 1983, ha intrapreso gli studi di danza classica presso il Centro Danza di Lumezzane, perfezionandosi poi a Piacenza presso l’Accademia di danza Domenichino da Piacenza (direzione artistica Giuseppina Campolonghi) e a Brescia presso il Centro Danza (direzione artistica Orietta Davoli). Dal 1996 affianca alla danza classica il Jazz presso Studio 76 (direzione artistica Alessandra Angiolani) e nel 2005 si diploma a Nizza presso l’Ecole superieure de dance Serge Alzetta e la Accademy Europée Dance Jazz, dove segue la formazione professionale frequentando corsi ulteriori di Jazz, Classica, Contemporanea, Afro, Hip Hop, Calquettes, Barre à terre, Latino, Commedia e Canto.

Nel 2007 sostiene con successo a Marsiglia l’esame statale francese di Professeur de Danse Jazz e si laurea con il massimo dei voti in Scenografia ed Espressione corporea/Danza presso LABA-Libera Accademia di Belle Arti di Brescia.

Ha inoltre approfondito l’illuminotecnica e gli aspetti pedagogici della didattica teatrale e tersicorea.

Affianca all’attività di insegnante a diversi livelli, dall’infanzia all’età adulta, molteplici esperienze nazionali e internazionali come coreografa e danzatrice in musical e spettacoli di danza di diversi generi.

ANGIOLISA FUSARI

Danzatrice

Ha 18 anni, è di Nave. Talento precoce, passata giovanissima alla scuola professionale, si perfeziona con la coreografa Clara Morandi. Di formazione classica, pratica diversi generi di danza, anche moderna

GIACINTO PRANDELLI

Nasce l’8 febbraio 1914 nella Lumezzane che si sta trasformando nel centro industriale esploso poi nei decenni successivi e soprattutto nel dopoguerra. Nonostante la famiglia abbia intrapreso una attività già ben avviata, il suo destino sarà diverso.

Su consiglio della cugina Mina, partecipa a un concorso di canto leggero (anche se al tempo il confine fra canzone e romanza era assai labile) presentando alcuni pezzi del repertorio del grande tenore Beniamino Gigli. Non vince ma si fa notare, conosce persone nuove e grazie a questi contatti e ad alcune fortunate coincidenze riesce a farsi ascoltare dal baritono Grandini, un parmigiano trasferitosi a Brescia famoso per essere stato anche l’insegnante di Carlo Bergonzi. Il giudizio di Grandini è lapidario: “se non studi canto sei un assassino”. Il giovane Prandelli accetta di preparare un concerto con il maestro e si esibisce per la prima volta a Busseto, la città di Giuseppe Verdi: è un successo, e la decisione è presa, diventerà un tenore, nonostante le difficoltà e la perplessità della famiglia che lo vorrebbe a capo della ditta.

La determinazione di Giacinto, poco più che ventenne, si rivela però vincente e i sacrifici sono presto ripagati: Gavazzeni e Missiroli lo scritturano per una Butterfly, si esibisce all’EIAR (la RAI di allora) e ottiene subito un grande successo al fianco di mostri sacri come Maria Caniglia ed Ebe Stignani. Maria Callas si reca a Como solo per ascoltarlo nel Werther e per complimentarsi con lui.

Le sue qualità di musicista lo rendono uno degli artisti favoriti di Toscanini, che, dopo averlo ascoltato in un’audizione al suo rientro alla Scala dopo la Seconda Guerra Mondiale, si assicura la sua presenza per molte importantissime produzioni, fra cui il concerto di riapertura del teatro restaurato, il concerto per il trentennale dalla scomparsa di Arrigo Boito, il Requiem di Verdi. Molti compositori dichiarano la loro ammirazione al tenore lumezzanese: Umberto Giordano lo sceglie per celebrare il cinquantesimo del debutto di uno dei suoi titoli più fortunati, Fedora, alla Scala; Francesco Cilea riconosce in lui un interprete insuperato del ruolo di Maurizio nell’Adriana Lecouvreur; Franco Alfano gli scrive parole entusiastiche e commosse dopo averlo ascoltato nel Faust di Gounod.

Affronta un repertorio vastissimo, da Mozart agli autori del ’900 (è il primo interprete italiano anche del capolavoro di Britten Peter Grimes, grande banco di prova attoriale e vocale per un tenore), canta con i più grandi direttori, dal citato Toscanini a Karajan, da Serafin a De Sabata al fianco di Renata Tebaldi, Maria Callas, Magda Olivero, Clara Petrella… Lavora perfino con Rossellini, Ingrid Bergman e Vittorio Gassman.

Canta in tutti i più importanti teatri d’Italia e del mondo fino a quando, nel 1970, non decide di dare l’addio alle scene con la Francesca da Rimini di Zandonai al teatro Grande di Brescia.

Si spegne serenamente il 14 giugno 2010 nella casa milanese dove viveva con l’amatissima moglie Anna Maria. Secondo il suo desiderio viene sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero della sua Lumezzane.

Giacinto Prandelli, per le sue doti umane di signorilità, eleganza e professionalità non meno che per la sua eccellente musicalità, per la duttilità e la dolcezza del suo canto, per la bella presenza scenica e le qualità d’attore, resta uno dei cantanti più amati dagli appassionati d’opera di tutto il mondo.

Discografia essenziale

Fra le numerose testimonianze di trasmissioni radiofoniche, televisive, recite dal vivo e registrazioni di concerti e recital ricordiamo:

Incisioni in studio

Registrazioni dal vivo

  • Messa di requiem, con Renata Tebaldi, Cloe Elmo, Cesare Siepi, dir. Arturo Toscanini – La Scala 1950 ed. IDIS

  • La traviata, con Licia Albanese, Renato Capecchi, dir. Fausto Cleva – Met 1951 ed. Lyric Distribution

  • La traviata, con Lina Pagliughi, Paolo Silveri, dir. Mario Rossi – Milano-RAI 1951 ed. Lyric Distribution

  • La traviata, con Renata Tebaldi, Gino Orlandini, dir. Carlo Maria Giulini – Milano-RAI 1952 ed. Stradivarius

  • La traviata, con Renata Tebaldi, Carlo Tagliabue, dir. Tullio Serafin – Napoli 1954 ed. Bongiovanni/Archipel

  • La fiamma, con Anna Moffo, Lucia Danieli, Carlo Tagliabue, dir. Francesco Molinari Pradelli – RAI-Milano 1955 ed. GOP

  • Lucia di Lammermoor, con Leyla Gencer, Nino Carta, Antonio Massaria, dir. Oliviero De Fabritiis – Trieste 1957 ed. Melodram/Bongiovanni/Opera Lovers

  • La guerra, con Magda Olivero, Nicoletta Panni, Walter Alberti, dir. Massimo Freccia – RAI-Roma 1960 ed. Eklipse

Biografia ufficiale

Cornelia Pelletta Giacinto Prandelli. Del recitar cantando Parma, Azzali, 2004

Dal ricordo di Giacinto Prandelli pubblicato nel 2010, dopo la scomparsa, da Brescia Musica e Gli amici della musica

di Roberta Pedrotti

Giacinto Prandelli per me era più che un lodevole artista del passato, differente da una semplice gloria locale di cui essere orgogliosi. Per me […] Prandelli rappresentava un punto di riferimento, quasi un segno del destino, soprattutto un sentimento d’identità. Potevo affermare di provenire dalla stessa cittadina che aveva dato i natali al tenore che aveva lavorato con Toscanini e con la Tebaldi e potevo affermarlo con orgoglio, potevo riconoscere ovunque la stima e l’ammirazione per il mio illustre concittadino.

Non solo sono sempre stata fiera di lui, gli sono stata, gli sono e gli sarò sempre profondamente grata. È con questo sentimento che voglio ricordarlo, pur senza averlo mai conosciuto di persona, non solo per celebrarlo in mortem ripercorrendone semplicemente meriti e carriera.

Carriera e meriti che, peraltro, meritano una riflessione per la statura oggettiva dell’artista, tuttora ricordato con affetto da critici e appassionati. Non v’è occasione in cui, incontrando Giorgio Gualerzi, non si arrivi a discorrere del tenore lumezzanese; proprio pochi mesi fa mi trovavo di fronte alla Scala, dopo una recita, a scambiare qualche commento con alcuni fra i più severi loggionisti – nessuno dei quali, per questioni anagrafiche, credo l’abbia mai potuto ascoltare dal vivo – e mi sono sentita ripetere più volte, senza che io avessi in alcun modo citato il tenore e la nostra comune origine, frasi come “Ci vorrebbe Prandelli” e “Un tenore come Prandelli oggi alla Scala se lo sognano”, tutte pronunciate con sincera ammirazione per la sua voce e la sua classe d’interprete.

Per rendersi conto quanto il ricordo e la stima nei confronti del tenore lumezzanese, poi, basterebbe fare una breve ricerca on line, leggere i commenti ai numerosi video che su youtube offrono l’opportunità di ascoltarlo, scorrere i numerosi messaggi di cordoglio, testimonianze a attestazioni di apprezzamento artistico, alcuni dei quali ho ricevuto anche privatamente, orgogliosa e commossa nel riscontrare quale sia ancor oggi la considerazione di cui gode Giacinto Prandelli.

Eppure la sua non fu una delle voci più appariscenti del suo tempo, sia per ampiezza sia per colore; sapeva però cantare, possedeva l’arte della mezzavoce, della corretta emissione sul fiato in tutta la tessitura e quindi, si intuisce bene anche dalle registrazioni, di un’adeguata proiezione del suono. Soprattutto, aveva l’intelligenza musicale per mettere a frutto le suo qualità, per fare di una solida base tecnica lo strumento di un interprete di rara eleganza. Poteva permettersi di affrontare, così, un repertorio spinto risultando pienamente credibile, anzi, prestando caratteri spesso inediti ai suoi personaggi. È il caso, per esempio, del Des Grieux nella Manon Lescaut di Puccini di cui ci resta un formidabile film Rai con la regia di Margherita Wallmann (tutta da godere per la capacità di animare con splendide inquadrature il più tradizionale dei contesti, evitando ogni rischio di convenzione o bozzettismo: l’arresto di Manon è tutto filtrato attraverso gli specchi del boudoir, il deserto della Louisiana pare preso in prestito da Via col vento) e Clara Petrella come deuteragonista eccellente. Di fronte a una regina del repertorio naturalista, Prandelli non sfigura, anzi, vince talvolta in modernità in virtù del canto gentile, nel primo atto, del giovane studente innamorato, in cui subentrano poi la fragilità, la sventatezza, la devastazione del cavaliere precipitato nell’abisso della passione. Senza mai perdere né l’eleganza francese né la freschezza adolescenziale che deve spirare in quest’opera. Manon non è storia di matrone ed eroi, nemmeno quella di Puccini.

In ottemperanza al gusto dell’epoca non manca, da parte di entrambi i protagonisti, qualche singhiozzo, ma si tratta, appunto, di scelte dettate dalla prassi esecutiva del tempo che è un errore non valutare con spirito critico e tacciare, magari, di volgarità. Posto che né Prandelli né la Petrella abusano certo di effetti naturalistici, il canto, proprio in virtù della bontà tecnica, mantiene nel legato, nell’accento, nella linea sostenuta una nobiltà che non lascia spazio ad alcuna caduta di gusto. In generale parlati, risate, pianti in voga nella prima metà del XX secolo non necessariamente inquinano la dignità di un’espressione che, anzi, proprio perché tecnicamente corretta, omogenea, aliena da forzature, può, anche nell’età del verismo e lontana dalla riscoperta filologica dello stile, dirsi di matrice belcantista. Molto più, anzi, di un recitar cantando che, anche oggi e anche nel barocco e del belcanto propriamente detto, alla ricerca dell’effetto espressivo (o espressionista) precipita nel disordine di sussurri più prossimi al parlato che alla vera mezzavoce, di emissioni violente, quasi espressioniste.

Prandelli rappresenta invece un modello dell’antica scuola italiana per l’ottima dizione, appoggio solido e posizione alta del suono, emissione naturale e omogenea, conseguente nobiltà d’espressione. Un modello classico, quindi sempre attuale (o sempre inattuale), anche per il rigore musicale che gli impediva comunque di indulgere in effetti o piegarsi a mode espressive. Anzi, proprio il suo essere musicista gli permetteva di affrontare un repertorio vasto e composito (da Mozart alla Giovine Scuola fino agli autori a lui contemporanei) sempre con gusto appropriato, senza mai abdicare a un’eleganza che nasce dal rispetto e del segno scritto e della musicalità in senso lato. Non fu, pertanto, mai lezioso; per un ascoltatore moderno, il suo fraseggio non assume mai quel tono manierato e irrimediabilmente datato che affligge talune interpretazioni pur rimarchevoli sotto il profilo prettamente vocale.

Basti confrontare la sobria virilità con cui interpreta sia “O del mio dolce ardor” dal Paride ed Elena di Gluck (pagina nata per castrato, ma disinvoltamente tramandata a vari registri come brano da concerto) sia uno squisito Lohengrin italiano. La sua dolcezza non è mai femminea, ma è sempre conseguente a un fraseggio musicalissimo e scrupoloso, che non lascia spazio ad esibizioni muscolari, ma nemmeno a estenuati languori. Fosse necessità o virtù poco importa, perché le scelte interpretative di Prandelli sono sempre improntate a una grande intelligenza artistica. Lo dimostra il fatto che, quando poi le corone e i furori erano funzionali al dramma, allora anche il tenore lumezzanese era capace di accendersi: ne è prova il finale secondo (o, meglio, il finale del primo atto della seconda parte) di Lucia di Lammermoor in una rara registrazione del 1957 con Leyla Gencer. L’Edgardo di Prandelli possiede nobiltà, virilità ed eleganza adeguate allo sventurato ultimo avanzo della stirpe dei Ravenswood, non cade mai nel cattivo gusto nell’invettiva, ma assesta uno spavaldo acuto tenuto che strappa l’applauso a scena aperta e dimostra la viva teatralità di Prandelli, fine dicitore, raffinato musicista, ma anche interprete. Non è, pertanto, una sorpresa se Roberto Rossellini lo scelse come interprete del giudice Porcus nella sua versione filmata dell’oratorio di Honegger Giovanna d’Arco al rogo con la moglie Ingrid Bergman nei panni della Pulzella. In un ruolo di carattere che impegna molto anche nella recitazione e nel parlato, Prandelli si mostra perfettamente all’altezza della situazione: smette i panni dell’affascinante amoroso e indossa con disinvoltura quelli caricaturali del bestiale accusatore. La versatilità di Prandelli è confermata da interpretazioni come quella storica di Peter Grimes nella prima italiana dell’opera di Britten come dalla collaborazione con Toscanini che lo volle fra i protagonisti del memorabile concerto in memoria di Arrigo Boito o, con Siepi, Tebaldi e Cloe Elmo, per un indimenticabile Requiem verdiano. Proprio il massimo capolavoro sacro del Cigno di Busseto resta una delle partiture maggiormente legate al nome di Prandelli, che e fu ottimo interprete anche con Victor De Sabata, direttore con il quale collaborò spesso cantando anche nella Traviata allestita alla Scala per il cinquantenario dalla morte di Verdi. Nello stesso 1951 si distinse nel cast stellare (Schwarzkopf, De Los Angeles, Taddei, Petri, Bruscantini, Noni) del Don Giovanni diretto da Karajan. Difficile poi dimenticare Francesca da Rimini di Zandonai al fianco di Maria Caniglia, o La bohème e La Wally con Renata Tebaldi.

Forse proprio quella sobria riservatezza, quella professionalità aliena da ogni divismo che ne hanno fatto un artista oggi degno di essere ricordato e preso ad esempio, gli hanno impedito più di una voce certo per natura meno appariscente di quella di un Di Stefano o di un Corelli di essere celebrato fra le grandi stelle del secondo dopoguerra.

Il lutto che ha scosso il mondo dell’opera ha però rivelato quanto Prandelli sia ancora amato e non dimenticato. […] Pianto come artista, ma soprattutto come uomo da parenti, amici, concittadini e ammiratori.

 

 

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