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Butterfly a Lumezzane

Ecco la selezione dello spettacolo che abbiamo realizzato a Lumezzane il 14 giugno scorso e di cui ho curato con grande piacere la direzione artistica, la regia e la rielaborazione drammaturgica

Stare dall’altra parte

A volte stare dall’altra parte fa bene.

Fra i più vieti luoghi comuni riferiti alla critica c’è quello secondo cui chi scrive e non fa vorrebbe fare ma è incapace o, per un motivo o per l’altro, un fallito, e quindi un frustrato. Più di una volta mi è stato detto che avrei dovuto scegliere da che parte stare del sipario.

Ma io amo davvero scrivere, mi appassiona l’analisi delle interpretazioni e dell’evoluzione del teatro musicale. Io amo ciò che faccio ma amo anche il dietro le quinte, la polvere del teatro, la piccola manualità, la creazione anche fisica. Quando ne ho l’occasione mi piace “fare” impegnandomi con passione per quelle che so essere le mie competenze e le mie possibilità. Non mi considero una collega di Michieletto o Vick, né ambisco ad esserlo, sono percorsi e professionalità troppo diverse. Sono una studiosa a cui piace mettere in pratica le proprie idee, visto che qualche idea mi viene e ho sempre avuto la passione (per qualcuno il talento) del disegno e della creatività. Ho messo in scena con gusto La canterina di Haydn nel 2004, nel 2009 ho avuto la gioia immensa di lavorare con un favoloso team di artisti a una speciale riduzione drammaturgica della Traviata, ora ho avuto l’onore di mettere in scena una mia versione di Madama Butterfly per il secondo anniversario della morte di Giacinto Prandelli. Ho potuto coinvolgere una compagnia di amici magnifici, a cui devo moltissimo della riuscita dello spettacolo, ho scelto oggetto per oggetto l’attrezzeria di scena, ho tagliato a mano ogni petalo per il duetto dei fiori, costruito perfino l’albero per il giardino da proiettare in silouette. E poi ho atteso le recensioni, le ho lette trepidando per riconoscere il frutto dell’impegno mio e dei miei compagni d’avventura, gioendo per ogni parola buona, ricercando in ogni riga se quel che volevamo esprimere era stato compreso o meno. Ho provato una serie di diverse emozioni che son quelle di ogni professionista dello spettacolo. Quelle emozioni di cui mi parlano talvolta gli amici artisti le ho provate anch’io.

E agli amici artisti dedico questo brivido che penso mi renderà una giornalista, un critico, una persona migliore. Se non credo ai luoghi comuni sul critico che non può e non sa fare o che non dovrebbe conoscere e frequentare artisti è anche perché ho avuto la fortuna di incontrare persone con cui è un piacere parlare di musica e teatro, confrontare idee ed emozioni sempre nella massima libertà e schiettezza, consci di quello che può essere il rapporto personale e di quelli che sono i rispettivi ruoli professionali che incontrandosi credo possano solo arricchirsi reciprocamente.