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Diario di viaggio: il fattore umano

Il mondo di Atene e l’Odissea ferroviaria

e5536-_mg_5098_prattPer fortuna Il mondo di Atene è uscito in edizione economica: ben diluite le sue 500 pagine mi hanno allietato e allieteranno più d’un viaggio. C’è bisogno di conforto.

Se le nostre fossero le ferrovie giapponesi non mi lamenterei di certo dell’inflessibilità. Sarebbe la naturale condizione per un incastro perfetto e infallibile, sarebbe una certezza adeguandomi alla quale saprei esattamente quando partire e quando arrivare. Invece certe regole delle ferrovie italiane sembrano fini a se stesse, o, meglio, concepite per la sola comodità dei gestori, senza la minima umana considerazione del cliente. E sì che l’importanza dei collegamenti per il trasporto di uomini e merci mi farebbe auspicare una gestione concepita più come servizio che come business.

Sì, per fortuna avevo già il mio bel Canfora nuovo e ponderoso in valigia quella mattina in cui dovevo partire da Bologna per arrivare Lumezzane (BS) in tempo per una visita dentistica alle 15.

Apro il sito di Trenitalia armata di carta e penna perché la ricerca degli orari affidata al loro sistema è quantomeno surreale e arriva a proporre in luogo di un percorso più rapido da circa 13€ soluzioni da oltre 50€ di durata anche di gran lunga superiore: un vero affare. Con pazienza studio gli orari tappa per tappa e trovo conferma di un viaggio via Parma con partenza alle 8.52 e arrivo alle 12.12: perfetto, mio padre si trova in città e potrà darmi un passaggio evitando ulteriori cinquanta minuti di autobus. Peccato che il traffico del mattino, combinato alla pioggia intermittente e a un’infilata fantozziana di semafori rossi mi faccia perdere d’un soffio il treno regionale. Poco male, penso, le sirene del sito e delle biglietterie automatiche cantano come coincidenza favorita quella con una Freccia Bianca delle 9.18, che quindi posso prendere comodamente. Costa 10€ in più, la sola tratta Bologna-Parma è più che raddoppiata per un treno che ha fermate e tempi di percorrenza simillimi a qualsivoglia Regionale Veloce, ma una volta tanto si può fare, considerato che ultimamente ho anche speso molto meno in biglietti ferroviari.

Preso il biglietto, raggiunto il binario, qualche minuto di attesa ed ecco che la vocina preregistrata dalla dizione improbabile ci comunica 10 minuti di ritardo per un guasto alla linea. Respiro profondamente e penso positivo: questi treni hanno la precedenza su quelli plebei, il guasto è passato, recupereremo di certo e anche così la mia coincidenza è salva. Una volta con un macinino locale mi sono trovata ad accumulare venti minuti di ritardo in una stazione e poi recuperarli quasi tutti! Figuriamoci con una Freccia di quelle che se dovessi arrivare fino a Milano dovrei accendere un mutuo!

Infatti alla prima fermata, Modena, arriviamo con già un paio di minuti recuperati, ma ne perdiamo poi altri ripartendo con un buon quarto d’ora di ritardo sulla tabella di marcia. Mi preoccupo. Cerco il capo stazione per avere informazioni e avvertirlo della coincidenza a Parma, ma questi, molto gentilmente mi comunica come non esistono più le coincidenze. Già, una volta i treni considerati coincidenti erano tenuti, per quanto possibile ad aspettare le corse in ritardo. Poi la prassi si è ridotta alle ultime corse disponibili, infine abolite. Puoi perdere l’ultima corsa della sera e rimanere bloccato in un’altra città e sono affari tuoi. Forse esistono delle norme di rimborso, ma altrettanti cavilli per evitarle. E nelle stazioni ormai i bagni sono a pagamento, la maggior parte delle sale d’aspetto convertite in spazi commerciali.

Queste considerazioni naturalmente il capotreno non le fa, non potrebbe nemmeno farle, però cerca di aiutarmi, di recuperare il più possibile sul ritardo, telefona ai colleghi di Parma per avvertirli che ci sono persone che dovrebbero prendere il treno per Brescia, che arriveremo sul filo del rasoio, per cortesia di aspettarci un paio di minuti. Quindi mi raccomanda di star pronta a correre al binario sette. Corro, corro, corro con la valigia in mano pensando con gratitudine alla cortesia del capotreno della freccia, di un treno che ho pagato tre volte tanto per trovare una poltrona di qualche centimetro più larga di quelle regionali e un quarto d’ora di ritardo. Mi immagino di scrivere queste note di viaggio lodando il fattore umano che supplisce alle carenze della struttura.

La speranza si infrange nella tempesta: il treno per Brescia è partito spaccando il minuto. Niente da fare. Guardo l’orologio e mi accascio sconsolata. Va bene, io ho perso un treno regionale che non mi avrebbe dato nessun problema, ma le ferrovie mi avevano rassicurata da tutti i loro schermi: compra un biglietto di Freccia Bianca e senza problemi, comodamente, troverai la tua coincidenza.

Non vado nemmeno in bagno. Il diritto di usufruire dei bagni senza consumare o comunque essere clienti di un esercizio pubblico può essere controverso. capisco anche le spese di gestione, capisco che sia opportuno controllare gli accessi per evitare brutte sorprese, ma l’impossibilità di andare in bagno gratis mi pare davvero surreale. Tanto più che io ho pagato il biglietto del treno, quindi sono un utente e un cliente delle ferrovie. Mi ribatteranno che le strutture non hanno nulla a che fare con i treni per cui ho comprato il biglietto: c’è sempre un Azzeccagarbugli che reprime il buon senso, ovvero anche qui manca la comprensione del fattore umano e del legittimo bisogno di un viaggiatore che ha già pagato il suo viaggio di andare in bagno, sciacquarsi il viso e le mani. Siamo trasformati in animali, ma cantiamo le nostre sventure ai compagni di viaggio.

Due ore vago avanti indietro per la stazione di Parma, quella Temporary Station che è temporanea ormai da tanti, tanti anni, tessendosi di giorno e disfandosi di notte, monumento ai vari malgoverni locali. Immortale, un’eternità che rifiuto. Accavallo telefonate per combinare il mio rientro a casa: niente coincidenze utili con gli autobus, mio padre deve lavorare e il passaggio salta. Telefono, faccio verificare orari on line al parentado, alla fine combino un tratto in autobus, con la linea che più si avvicina a Lumezzane, e il soccorso paterno. Con qualche minuto di ritardo approdo alla poltroncina dello studio dentistico senza passare da casa. Per il nostos in famiglia c’è tempo.

Per fortuna non ho mai temuto il trapano e per fortuna avevo con me Canfora a ricordarmi che, anche senza treni e tecnologie, il Mondo di Atene non è troppo diverso da quello di oggi, solo che le azioni più turpi erano filtrate e tramandate con pensieri più articolati e ben espressi, tanto da farci apparire migliore un mondo che era pur sempre composto da uomini, tanto da catturare i secoli a venire nell’orbita della sua retorica.

Per fortuna, nel labirinto dei messaggi campionati e degli orari inumani, c’è il libro a parlare ancora di uomini e di idee. C’è il multiforme ingegno a riportarci a Itaca.

Lumezzane-Brescia-Bologna 4 febbraio 2013

Dalla casa bresciana con la famiglia alla casa bolognese del mio amore, galeotto questa volta è il Macbeth al Comunale.

i-generation Prima di prendere il treno accompagno mio padre per uffici. A uno sportello una giovane donna ha posizionato come segnaposto il pargoletto di quattro anni circa appollaiato su una sedia. Abbandono e sfruttamento di minore? Il piccolo senza scomporsi gioca con l’i-phone della mamma: Continua a leggere

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Un ottimo compagno di viaggio

Dvd_UnGiornoDiRegno